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Governo

Padri separati, pronto il bonus. E Meloni smaschera il Pd

La premier smonta gli allarmismi sul Tfr: “Non hanno letto il provvedimento”

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini in aula alla Camera dei Deputati durante lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata del Question Time, Roma, 05 agosto 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

C’è un filo che unisce tre vicende apparentemente lontane: il sostegno ai genitori separati, la polemica sul Tfr e quella sull’assistenza sanitaria integrativa per il personale della scuola.

Il primo fronte è quello delle famiglie. Matteo Salvini ha annunciato che in autunno arriverà il bando del Mit per sostenere il pagamento dell’affitto dei genitori separati o divorziati che, dopo l’assegnazione della casa familiare all’altro genitore, si trovano a dover affrontare una nuova spesa abitativa. Una misura fortemente voluta e seguita personalmente dal ministro delle Infrastrutture, inserita nella legge di Bilancio 2026, che mette sul piatto 60 milioni di euro nel triennio 2026-2028. E bollata come iniziativa spot dalle opposizioni.

L’obiettivo è aiutare chi lavora e si trova comunque in difficoltà: il contributo potrà arrivare fino a 500 euro al mese, per un massimo di 6mila euro l’anno. Tra i requisiti un reddito entro i 35mila euro, almeno un figlio a carico, la regolarità nei versamenti dell’assegno di mantenimento e un contratto di locazione regolare. Il provvedimento è pronto e il Mit ha già sollecitato il Mef per lo sblocco delle risorse. Una risposta a una fragilità sociale spesso rimasta ai margini del dibattito politico.

Poi c’è il caso Tfr, dove la polemica si è trasformata in un boomerang per chi l’aveva alimentata. L’accusa è pesante: dal 2027 il governo avrebbe cancellato la clausola di salvaguardia, producendo una sorta di stangata silenziosa sulla liquidazione dei lavoratori. Giorgia Meloni, però, smentisce la ricostruzione punto per punti spiegando che la tutela non viene affatto cancellata: il nuovo Testo unico riproduce la clausola nella nuova disciplina. «Sono in campagna elettorale? Non sanno come funziona un Testo unico?» si chiede la premier. «Temo sia molto peggio: che non abbiano nemmeno letto il provvedimento che stanno commentando. E questi signori, sono politici ed esponenti delle istituzioni del Pd».

Infine, la polemica sulla sanità integrativa nella scuola. Qui a smentire le accuse della Cgil non è il governo, ma le altre organizzazioni sindacali firmatarie del contratto: Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals, Gilda e Anief. La polizza, spiegano, non comporta alcun costo né obbligo per i lavoratori e si aggiunge, senza sostituirlo, al Servizio sanitario nazionale. Una linea di continuità, dunque, che unisce i tre casi, nel segno di affondi polemici incapaci di resistere alla prova dei fatti.

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