Il record di longevità del governo Meloni dimostra che la stabilità di un esecutivo può accompagnarsi a un miglioramento del quadro macroeconomico. Gli indicatori dell’Italia testimoniano i progressi compiuti nonostante una congiuntura internazionale segnata da tensioni geopolitiche che si sono scaricate sui mercati.
Il primo elemento è la riconquistata fiducia degli addetti ai lavori. Nell’ultimo anno e mezzo l’Italia ha incassato una sequenza di promozioni dalle agenzie di rating. S&P e Fitch sono passate da BBB a BBB+, Dbrs Morningstar ha riportato la valutazione in area A dopo un decennio. L’upgrade di Moody’s a Baa2 è il risultato più importante, perché il miglioramento mancava da 23 anni, sulla base di «una comprovata stabilità delle politiche economiche». Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi viaggia intorno agli 80 punti, dagli oltre 200 di inizio legislatura, mentre gli operatori ritengono i titoli francesi più problematici di quelli italiani. Non è un cambiamento trascurabile. Merito anche del ministro Giorgetti, che ha indirizzato i conti pubblici verso il consolidamento. Dal deficit/Pil dell’8,1% del 2022 si è passati al 3,1% l’anno scorso, ancora gravato dalle scorie del Superbonus. La revisione attesa questo mese potrebbe riportare il parametro al 3%, favorendo l’uscita dalla procedura d’infrazione Ue e guadagnando maggiori margini per la manovra 2027. Il sentiero è comunque tracciato. La crescita resta il punto più delicato, ma il Pil non ha mai smesso di aumentare e, se le attese sul secondo trimestre fossero confermate, quest’anno si potrebbe toccare il +1%, in linea con la media Ue.
Sul fronte fiscale il taglio strutturale del cuneo sostiene circa 14 milioni di lavoratori. A questo si sono aggiunti l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef al 23% e la riduzione dell’aliquota dal 35 al 33% tra 28mila e 50mila euro. Un intervento da oltre 20 miliardi che dovrebbe completarsi l’anno prossimo con circa 3 miliardi per ampliare il secondo scaglione fino a 60mila euro.
Particolarmente significativo è il capitolo dei contratti pubblici. A fine luglio, con l’accordo sulla Sanità, si è chiusa l’intera tornata 2025-2027 per Istruzione e Ricerca, Funzioni Centrali, Enti Locali, Sanità, Sicurezza e Difesa. È la prima volta che i rinnovi vengono completati mentre il triennio è ancora in corso. Il ministro Paolo Zangrillo lo ha definito «un risultato unico nella storia della Repubblica».
Tutti questi numeri poggiano su un solido pilastro: la crescita dell’occupazione. Da inizio legislatura sono stati creati oltre un milione di posti di lavoro, il tasso di occupazione ha raggiunto il record del 63,1%, la disoccupazione è scesa al 5% e prevalgono i contratti a tempo indeterminato. Numeri che il governo rivendica come frutto di una visione, condivisa con il ministro Calderone, basata sull’attenzione all’impiego anziché sui sussidi.
