Mai come in questi anni abbiamo imparato che le guerre, pur sembrando lontane sulla carta, hanno un effetto immediato nella vita di tutti i giorni. Così, mentre le tensioni in Medioriente diventano sempre più calde, i prezzi del petrolio continuano a salire - ieri hanno superato ufficialmente la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, con il Brent che è salito fino a 101,4 (alle ore 20 italiane) - e il gas che segue a ruota, superando momentaneamente gli 80 euro al megawattora, vicino ai massimi di fine 2022, i prezzi della benzina non possono che crescere di conseguenza.
Ieri il costo medio della benzina è salito fino a 2,06 euro al litro, mentre il diesel a 2,17 euro. Questo significa che dal 28 luglio - nonostante il governo abbia deciso di mettere in campo uno sconto di 17 centesimi sulle accise del gasolio - i prezzi non hanno fatto altro che crescere con continuità: la verde di quasi dieci centesimi, mentre il diesel si è già mangiato quasi il 100% dello sconto.
Ufficialmente oggi a mezzanotte dovrebbe scadere il taglio di 17 centesimi, ma nel pomeriggio si terrà un Consiglio dei ministri e, dalle notizie trapelate, sembra che si deciderà per un ulteriore prolungamento fino alla fine di settembre. Si tratterebbe, ancora una volta, di un decreto ponte, in attesa di «misure mirate per fasce di reddito» che dipendono dalle trattative sullo scostamento del deficit con la Commissione europea e che potrebbero arrivare da ottobre. Oggi infatti dovrebbe approdare in Cdm anche la lettera con la quale il governo formalizzerà la richiesta di sforamento del tetto del disavanzo alla Commissione europea. Come deciso, lo scostamento sarà su due fronti: da una parte per le spese per la difesa (0,9% del Pil, pari a 21,7 miliardi fino al 2028), e dall’altro per quelle legate all’energia (0,6% del Pil, cioè 14,4 miliardi, dei quali 7,2 possono essere spesi in un solo anno). Per un totale di 36,1 miliardi entro il 2028.
Che sia chiaro, come sottolineato più volte dalla stessa Commissione, nello scostamento non trovano spazio gli sconti sulle accise, quindi il governo dovrà trovare una strada diversa per le coperture. Tra le ipotesi al vaglio, oltre ai bonus per redditi deboli e autotrasporto, c’è l’ipotesi di utilizzare i fringe benefit erogati dal datore di lavoro ai dipendenti, legato ai figli a carico. L a Lega spinge sui benefici per le partite Iva.
Se i prezzi ai distributori preoccupano ogni singolo cittadino nell’immediato, l’impennata dei costi del gas potrebbe mostrare i primi effetti con l’arrivo della stagione fredda. L’Italia dipende fortemente dal gas estero, sia per la competitività del sistema industriale sia per le bollette dei cittadini, ma a differenza degli altri Paesi europei, il livello di stoccaggio è superiore all’84%, fattore che dovrebbe permetterci di tirare un sospiro di sollievo. Per ora, dunque, le scorte offrono all’Italia un cuscinetto, ma non possono fermare la corsa delle quotazioni e se la guerra dovesse proseguire, sarà ancora una volta l’economia reale a presentare il conto del conflitto.
