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Governo

Salvini: “Bonus ai padri separati fino a 500 euro al mese per la casa”

Il ministro presenta la nuova misura per i genitori divorziati, stanziati 60 milioni per il triennio. Niente Isee per richiederlo, l’unico limite sono i 35mila euro di reddito. Ed è subito boom di domande

Al Mit Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini nella sede del Mit durante la presentazione

Tredicimila domande in appena ventiquattr’ore. Il piano casa studiato da Matteo Salvini serve. Eccome. Il vicepremier lo ha presentato ieri al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Un contributo per gli affitti da destinare ai genitori separati e divorziati. Il «bonus» ha registrato subito numeri che raccontano un’emergenza spesso trascurata: quella di chi, dopo una separazione, deve trovare un’altra abitazione e fare i conti con affitti sempre più pesanti. Il costo della vita è aumentato, molti faticano e, per un genitore, tra spese di mantenimento e (spesso) doppi affitti è difficile arrivare a fine mese.

Il vicepremier leghista ha anticipato che penserà di inserire il bonus anche nella prossima manovra. Rafforzato. Sostanzioso. Il contributo coprirà fino alla metà del canone, per un massimo di 500 euro al mese e 6mila euro l’anno. Una boccata d’ossigeno per molti, tanti. A disposizione ci sono 60 milioni in tre anni, venti per ciascuna annualità. Si può presentare domanda entro il 28 ottobre, con risorse ripartite tra le Regioni in base alla popolazione. «Questa è una sperimentazione, ne ho già parlato col ministro Giorgetti», ha spiegato Salvini, che tiene molto al provvedimento. E ha aperto anche a nuovi stanziamenti: «A seconda della risposta metteremo altri fondi», perché «se la risposta fosse enorme già in questa legge di bilancio metteremo un’ulteriore quota.

Ma la partita è anche politica. Niente Isee per accedere al bonus: conterà la dichiarazione dei redditi. Una «scelta precisa» che vuole intercettare quel ceto medio troppo benestante sulla carta per ricevere aiuti, ma non abbastanza da vivere senza affanni. «Se hai un reddito di 35mila euro non hai la villa al mare, ma sei escluso da molti bonus», osserva il segretario della Lega. Il bersaglio è la «moltiplicazione dei bonus sempre nelle stesse tasche», questione che Salvini promette di affrontare nella legge di bilancio. Una correzione di rotta che il Carroccio vuole trasformare in bandiera: non lasciare fuori dagli interventi pubblici chi lavora e paga le tasse. A chi teme divorzi di comodo, il ministro replica: «Ci sono più di 4 milioni di coppie separate in Italia non credo che questo contributo scatenerà la corsa al divorzio per accaparrarsi il bonus». La priorità è aiutare chi cerca casa. E non è poco, no. Sul tavolo della manovra, però, c’è anche il conto da presentare a banche e assicurazioni. Salvini rilancia e chiede almeno cinque miliardi, più dei due o tre ipotizzati finora. Un contributo «volontario, gioioso e spontaneo», precisa con una battuta, senza nuove tasse né norme imposte. Del resto, con utili bancari attesi a 50 miliardi, cinque sarebbero una cifra assolutamente sostenibile e rispettosa.

La distanza con Forza Italia resta, ma il vicepremier evita lo scontro: «C’è un tavolo di centrodestra e spero ci arriveremo di comune accordo». E segnala spiragli anche sull’abolizione del canone Rai, vecchio cavallo di battaglia leghista. Quanto alle urne, Salvini chiude la porta alle elezioni anticipate. «Si vota a fine legislatura, nell’autunno del ’27». Prima, ricorda, ci sono «così tante cose da fare, così tanti cantieri da completare, così tante case da riassegnare». Il messaggio agli alleati è chiaro: meno fibrillazioni e più risultati. A cominciare dal tetto sopra la testa di chi, dopo una separazione, rischia di non poterselo più permettere. Lo aveva promesso. Lo ha fatto.