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Governo

Salvini sulla manovra: “Serve scostamento per almeno 20 miliardi”. Rischio stop ai cantieri

Il leader leghista: “Senza 6-7 miliardi, non partono i lavori.” E poi: “Contributo da banche e petroliferi”

Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini al Meeting per l'amicizia tra i popoli di Rimini, 25 agosto 2026 ANSA/Photo Dorin Mihai, Pasquale Bove.

Si accende il confronto politico in avvicinamento alla manovra. Ieri il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha posto un tema destinato ad animare il dibattito nei prossimi giorni: «Andrà messo sul tavolo anche uno scostamento di bilancio. Intendo proporlo», ha detto il leader della Lega. «Non occorre l’ok di Bruxelles. Di quanto? Almeno 20 miliardi». Si tratta di una cifra considerevole, quasi un punto di Pil di deficit ulteriore. «Le guerre purtroppo vanno avanti, in Iran come in Ucraina. Tutti parlano giustamente del costo dei carburanti, ma da ministro delle Infrastrutture devo fronteggiare aumenti per miliardi di euro dei prezzi dei materiali: catrame, acciaio, cemento, senza parlare dell’energia necessaria».

Il tema è molto concreto, il ministero delle Infrastrutture ha assegnato vari appalti il cui valore è condizionato dall’aumento delle materie prime determinato da un’inflazione che ha rialzato la testa e potrebbe attestarsi intorno al 3% (un livello elevato) per il resto dell’anno secondo le stime della Banca centrale europea. «Avrei bisogno di almeno 6 o 7 miliardi solo per compensare l’aumento dei prezzi», lamenta Salvini, altrimenti «a settembre rischio il fermo di diversi grandi cantieri. Non possiamo certamente chiedere questi soldi agli artigiani, alle partite Iva, alle piccole imprese». A Palazzo Chigi quanto al ministero dell’Economia si dovrà lavorare tanto per trovare la quadra. La linea dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è stata fin qui quella di mantenere il rigore dei conti, ponendosi come obiettivo quello di uscire in anticipo dalla procedura per deficit eccessivo in corso con l’Unione europea. La cosa fin qui ha portato soddisfazioni, con diverse promozioni delle agenzie di rating internazionali che hanno contribuito a comprimere lo spread a 82 punti. Inoltre, il prossimo 22 settembre l’Istat potrebbe sancire - con la revisione finale sul deficit 2025 - un abbassamento del dato dal 3,1 al 3% mettendo in tasca all’Italia l’uscita dalla procedura. È chiaro, però, che un’ulteriore deviazione dal percorso di spesa non permetterebbe all’Italia di centrare i suoi obiettivi. Ben altro discorso vale per lo scostamento da 35-36 miliardi complessivi per la clausola di salvaguardia su Energia e Difesa, che non verrebbe conteggiato ai fini della procedura per deficit eccessivo. Ieri, tra l’altro, l’Ue ha fatto sapere che Roma userà gran parte dei 14,9 miliardi di prestiti Safe per la Difesa.

Salvini intanto suggerisce di trovare coperture ricorrendo alle imprese di settori che hanno ottenuto risultati record in scia agli eventi degli ultimi anni tra garanzie Statali e crisi energetiche: «Le banche dovranno dare il loro contributo, perché stanno facendo utili straordinari che non hanno precedenti nella storia della Repubblica. Parlo delle grandi banche, non dei crediti cooperativi o delle casse rurali. Se prendiamo le prime cinque o sei del Paese, gli utili sono enormi. Unicredit e Intesa, negli ultimi tre anni, hanno fatto 54 miliardi», ha detto Salvini al Meeting di Rimini. «Non vogliamo intervenire sugli utili in generale, ma sulla differenza tra interessi attivi e passivi.

E sono miliardi». Se si seguisse l’esempio spagnolo, «partendo dal 5% porteremmo a casa almeno 2 miliardi l’anno». Salvini crede che alcuni settori più favoriti – tra i quali include anche i gruppi petroliferi – stanno guadagnando in questa situazione eccezionale, per cui «occorre chiedere un contributo a chi può darlo».

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