I prezzi dei carburanti corrono senza sosta e quello che doveva essere solo un problema temporaneo sembra destinato ad accompagnare gli italiani ancora a lungo.
Ieri, il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale era pari a 2,015 euro al litro per la benzina (2,010 lunedì) e 2,136 euro al litro per il gasolio (2,131 lunedì). Eppure, in certe zone d’Italia, il gasolio è già volato anche oltre i 3 euro al litro. Per essere precisi, lungo la A22 il Supreme Diesel - quello quindi a più alte prestazioni - raggiunge i 3,159 euro al litro. Insomma, un litro di benzina costa quanto una birra piccola alla spina in un bar del centro, mentre un pieno può valere quasi una cena in un ristorante stellato.
Ed è proprio in questo scenario che oggi alle 18 - con il meccanismo delle accise mobili in scadenza a mezzanotte - si riunirà un Consiglio dei ministri straordinario, per decidere come muoversi almeno fino alla fine di agosto. Quindi, ancora una volta, il piano è solo temporaneo. La realtà è che misure emergenziali non sono più in grado di mettere toppe su un problema che sta diventando, giorno dopo giorno, sempre più strutturale. Come ricordato lunedì dal vicepresidente del consiglio Antonio Tajani, «purtroppo non dipende dal governo italiano l’aumento del prezzo del gasolio e della benzina, dipende dalla situazione internazionale che c’è». E finché il piano di una tregua tra Iran e Stati Uniti era imminente, con i prezzi del petrolio che erano scesi rapidamente intorno ai 60 dollari al barile, allora agire con sconti sulle accise temporanee poteva essere un palliativo in attesa della riapertura dello stretto di Hormuz. Ma oggi, quando le tensioni sono più calde che mai e il Brent è tornato vicino ai 90 dollari al barile, non si tratta più di un’emergenza destinata a risolversi a breve. I tagli sulle accise, nonostante il meccanismo delle accise mobili, hanno un costo salato per lo Stato. Basti pensare che dal primo sconto - messo in campo il 19 marzo di quest’anno - ad oggi, il governo ha speso circa 1,96 miliardi di euro tra fondi messi a disposizione dai Ministeri ed extragettito Iva.
Proprio per questo è arrivato il momento di cambiare modalità d’azione. Nel Cdm di oggi dovrebbero essere confermati - almeno fino alla fine di agosto, per tutelare il controesodo - ulteriori sconti sulle accise, lasciando così tempo al governo di definire un intervento più mirato.
Insomma, lo sconto di 17 centesimi sulle accise del diesel non sarà la misura definitiva. «Ragionando a lungo termine, serve qualcosa di più continuativo e di più sostanzioso», ha spiegato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. L’obiettivo sarà quello di creare degli interventi mirati per le categorie che usano i veicoli per lavorare. Salvini ha fatto solo qualche esempio, ma che rende chiaro lo spazio di azione: tassisti, autotrasportatori e partite Iva. Nel mirino del governo ci sono poi gli agricoltori, ma anche le famiglie con meno disponibilità economica. A tal proposito torna sul tavolo anche l’opzione delle social card. Le nuove misure saranno quindi più efficaci e maggiormente selettive.
Se è vero che il caro-carburanti non dipende da una scelta italiana, ma è qualcosa che stiamo subendo, è anche vero che i ministeri si sono sempre mossi uniti. Il taglio delle accise è sempre stato una decisione comune - anche se spesso il faro mediatico è stato puntato sul Mef, essendo lui a dover trovare le risorse necessarie per gli interventi. E l’obiettivo, come sottolineato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, è continuare su questa strada: «Ci stiamo confrontando, come lo abbiamo fatto nel passato». L’obiettivo è quello di ridurre «l’impatto sulle famiglie e sui lavoratori e soprattutto sull’inflazione».
