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Governo

“Vuole solo farmi cadere”. Giorgia smaschera Vannacci

Le dichiarazioni della Meloni nel nuovo libro di Vespa e la replica piccata: “Penso al mio partito”. Arianna: “È un bluff”. E il generale nei sondaggi scende al 5.6%

Nella foto combo Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. ANSA

Che Giorgia Meloni non fosse ricattabile era noto da tempo. Roberto Vannacci e le sue «linee rosse» dovranno rassegnarsi. L’ultimo libro di Bruno Vespa, «Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein», che esce dopodomani per Mondadori-Rai libri, contiene un’intervista alla premier. La leader di Fdi afferma sì di voler «tornare al governo» ma senza subire estorsioni ideologiche. La strategia del generale è manifesta: Vannacci usa le rivendicazioni come clava negoziale. Con Futuro Nazionale in coalizione, il niet sulle armi all’Ucraina - per fare un esempio - diventerebbe un veto o meglio un ricatto sulla tenuta dell’esecutivo. «Non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani», ha insistito la premier, che quando parla di Vannacci preferisce «europarlamentare» a «generale».

Del resto, l’ex Lega è stato eletto nel centrodestra, che aveva e ha un programma. Un dettaglio messo comodamente da parte da tutti i transfughi atterrati in Fn. Fatto sta che il generale ha replicato, dicendosi parzialmente

disinteressato a quanto detto dalla leader di Fdi: «Io penso al mio partito», ha puntualizzato. La «fedeltà» - ha affermato - è riservata «agli elettori», che «credono nelle linee rosse che abbiamo stabilito». Poi il vaticinio: «A 30-40 giorni dalle elezioni Meloni prenderà le sue decisioni». Insomma, Vannacci prova a lanciare la palla nel campo della presidente del Consiglio, che tuttavia sottolinea un aspetto per nulla secondario: «Fn - ha ricordato a Vespa - ha un obiettivo, far perdere alle urne il primo presidente del Consiglio che la destra abbia mai espresso». Vannacci fa un gran parlare del suo essere di destra ma vota con la sinistra contro il governo, rivendica «radici» che Fdi avrebbe perso ma concorda sulla mancata convalida del fermo a Youssef Siher, ideologo del 17 ottobre. Guarda a destra ma si muove a sinistra, neanche fosse un agente dissimulatore del Kgb. È stata Arianna Meloni, poi, sempre nella giornata di ieri a sottolineare qualche altro aspetto. «Di quale destra parla Vannacci - ha premesso al Piccolo di Trieste la responsabile della segreteria politica di Fdi - , che in Parlamento vota sempre insieme alla sinistra con il suo gruppo? Forse gli italiani si sono semplicemente accorti

del bluff». Sono i sondaggi a dare ragione alla sorella della premier. Quello realizzato da Emg per il Tg3, immortala Futuro nazionale al 5.6%, sotto sia Forza Italia, data al 7.5%, sia alla Lega, che è risalita al 7.3%. In questi anni, le parabole statistiche delle novità politiche si sono somigliate tutte: ascesa, prova di governo, discesa. Il caso del Movimento 5 Stelle, tra tanti, è il più esemplificativo. Due i partiti che si stanno distinguendo: Fratelli d’Italia, che ha retto anche alla guida dell’esecutivo, e Futuro nazionale, che sta crollando nonostante sia neonato. Arianna Meloni si è soffermata anche sul decreto sicurezza: «Se spacchi una vetrina ora sei responsabile del danno economico e se non puoi pagare pagano i tuoi genitori». Fdi si dice orgogliosa di questi quattro anni e mezzo di governo. Vannacci è impegnato ad agitare veti, Giorgia Meloni a tirare dritto. E la faccenda delle «linee rosse» interessa solo a Futuro nazionale.

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