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Il Wall Street Journal incorona lo "stile Meloni": così ha creato il governo più stabile d’Europa

Il quotidiano Usa esalta il mix di pragmatismo e combattività della premier, capace di tenere unita la coalizione nelle crisi globali

Il Wall Street Journal incorona lo "stile Meloni": così ha creato il governo più stabile d’Europa
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La stabilità italiana è sintomo della forza di Meloni. La testi, chiara e decisiva, arriva dalle colonne del Wall Street Journal. Secondo il quotidiano di Rupert Murdoch l'ultimo scontro della premier Italiana con Donald Trump è stato la dimostrazione di come Giorgia Meloni abbia trasformato un mix di combattività e pragmatismo nella sua arma politica più efficace. La premier — prima donna a Palazzo Chigi, 49 anni — ha costruito un esecutivo che, mentre il resto d'Europa vacilla, è avviato a diventare il più longevo della Repubblica.

Nel suo pezzo Margherita Stancati contrappone la stabilità italiana al caos altrove: la Francia di Macron con quattro premier in meno di due anni, la Germania con l'estrema destra primo partito, il Regno Unito al settimo primo ministro in un decennio dopo l'annuncio delle dimissioni di Starmer. In Italia, ironizza il WSJ, la controversia più urgente è la mancata qualificazione ai Mondiali.

Nel descrivere l'ascesa politica della premier, il Journal ricostruisce tutto il suo percorso, dalla sua candidatura a sindaco di Roma, fino alla nascita di Fratelli d'Italia e alla vittoria elettorale del 2022. E si mette in evidenza come fin da subito il suo stile sia stato pragmatico quanto istituzionale. Un metodo che perevede di reagire subito quando ritiene colpita la propria dignità personale o quella dell’Italia.

Lo "stile Meloni", descritto come immediato e aggressivo, viene illustrato con due episodi-simbolo: la rottura pubblica con Andrea Giambruno dopo lo scandalo del fuorionda nel 2023 e l'aneddoto con il governatore De Luca, a cui si presentò con un "sono quella stronza di Meloni". È lo stesso piglio, scrive il quotidiano, che le ha permesso di mantenere la base populista conquistando i conservatori moderati.

Il cuore del pezzo è la parabola del rapporto con Trump. Da alleata europea privilegiata — affinità ideologica con il popolo MAGA, vicinanza a Musk, unico leader UE all'inaugurazione del 2025 — Meloni è passata allo scontro aperto. La frattura nasce dalla guerra in Iran (l'attacco di febbraio), che ha esposto l'Italia a una stretta energetica e spinto la premier verso Golfo e Algeria. Il rifiuto europeo di partecipare ha irritato Trump, tornato a minacciare l'uscita dalla NATO.

A far precipitare i rapporti è stato l'attacco di Trump a Papa Leone XIV: in un'Italia cattolica, scrive ancora la testata, una linea rossa. Meloni ha definito le offese "inaccettabili", ricevendo dal presidente lo stesso aggettivo di rimando. Il vertice G7 in Francia sembrava aver ricucito ma Trump ha rilanciato sostenendo che Meloni lo avesse "supplicato" per una foto. La replica della premier in perfetto "stile Meloni" è arrivata con un video di 33 secondi: dichiarazioni "completamente inventate" e un richiamo petriottico molto forte: "né io né l'Italia imploriamo".

La coalizione di Meloni, conclude il quotidiano, è sopravvissuta così a lungo

perché non ha creato scompiglio e ha gestito le finanze italiane in modo abbastanza efficace il tutto in mezzo a tempeste geopolitiche non banali, il tutto con uno stile effiace che ha saputo limitare anche uno come Trump.

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