Gradoli, convalidato l’arresto dell’amante

Gradoli, convalidato l’arresto dell’amante

Gradoli. Ala Ceoban resta in carcere. Convalidato l’arresto per l’amante di Paolo Esposito, l’elettricista da 40 giorni nel penitenziario di Mammagialla. Entrambi sono accusati di duplice omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Ovvero di aver massacrato nella villetta in località Cannicelle Tatiana Ceoban, 36 anni, e la figlia Elena, 13 anni, per Ala sorella e nipote. Ieri il gip Silvia Mattei ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Renzo Petroselli. E i carabinieri sono tornati nell’abitazione della giovane, a Santa Fiora, Grosseto, per sequestrare una serie di indumenti. In particolare un paio di jeans, alla ricerca di tracce compatibili con quelle congelate dal Ris sulla scena del delitto. Ma su questo e altro ancora bocche cucite da parte degli inquirenti, in attesa di una mossa falsa da parte dei due indagati. Per quasi due ore, sempre ieri, Ala è stata ascoltata da uno dei suoi legali, Fabrizio Berna. «Finora ci siamo riservati la facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati - spiega l’avvocato - ma quanto prima vogliamo fare chiarezza e controbattere le motivazioni dell’ordinanza. In sintesi è stata arrestata perché si trovava a Gradoli anziché nella sua cittadina come dichiarato. Perché mentire? O i due stanno coprendo qualcuno o qualcosa, magari una situazione particolare come potrebbe essere il loro rapporto segreto. O c’è dell’altro? Daremo tempo alla nostra assistita, poi dovrà raccontarci cos’è successo veramente nei giorni della scomparsa delle due donne». Fredda, determinata e astuta, non è escluso il cambio di versione «salvavita» anche per Ala. Una nuova storia da raccontare in Procura per giustificare bugie e contraddizioni. E, soprattutto, quell’alibi davvero improbabile («ero in un locale con tre amici, ma non ricordo né il luogo né i nomi di questi»), fin troppo carente per una mente «diabolica», una criminale che avrebbe avuto due mesi per trovarne uno verosimile. Ancora indiscrezioni parlano di nuove prove, oltre alle intercettazioni telefoniche, sufficienti per mandare «alla sbarra» Paolo e Ala. Processo, tra i pochi in Italia, per duplice omicidio ma senza cadaveri.

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