Grillo, va in tour all’estero per sputtanare l’Italia

Show in sette città per avvertire l’Europa: "Stiamo esportando il virus
Silvio, è implacabile e vi contaminerà". E spera nei Tartaglia "di
tutto il mondo"

Dirà agli inglesi che Gordon Brown «andrà a cena con un mafioso», ai tedeschi che Angela Merkel «corromperà un giudice e poi andrà con un ventenne», ai francesi che Nicolas Sarkozy «andrà con un trans». All’Europa intera suggerirà di alzare le difese, di cercare un vaccino come con l’Aviaria, perché l’Italia sta esportando «un virus implacabile che contaminerà ogni nazione»: il «modello» Berlusconi.
Ladies and gentlemen, dames et monsieurs, non ci capiranno un’acca, perché lo spettacolo che Beppe Grillo si accinge a portare in giro per l’Europa sarà rigorosamente in italiano, perdipiù con inflessioni e intercalari genovesi, e vallo un po’ a tradurre il «belin», meglio di no.

Epperò certo il circo mediatico si mobiliterà, diffondendo e amplificando il Verbo del fustigatore della Casta, e così l’operazione sputtanamento atto secondo riuscirà lo stesso. Il primo atto Grillo lo aveva fatto al Parlamento europeo, era andato là a dire a lorsignori che «non servite quasi a niente». Ma questo tour sarà tutto diverso. Si intitola «Incredible Italy», l’ultima fatica del Grillo International, che lascia il giro d’Italia, da Bassano del Grappa a Cantù passando per Montichiari, per fare tappa a London, Bruxelles, Paris, Wien, Munchen, Zurigo e Basilea, come da programma sul blog, con le prime quattro città scritte nella loro lingua e le ultime due in italiano, sarà che non ne conosce la traduzione.

Un tour di un mesetto, dal 25 gennaio al 13 febbraio, fra università, teatri e sale congressi che Grillo presenta così: «Non è satira, non è comicità, è iperrealismo, una irrealtà senza precedenti amplificata dalle mafie, dall’ingerenza della Chiesa, dalla massoneria e da una corruzione sociale senza confronti al mondo». L’Italia di oggi nella versione del Savonarola al pesto è «un racconto agghiacciante che non fa paura. Nulla di incredibile infatti può fare paura». Incredibile eppure reale, avverte il «fu comico», che spiega: «L’Italia è fallita, ma non è fallita, è mafiosa, ma non è mafiosa, è tutto e il contrario di tutto. È un calabrone che vola senza che si sappia il perché». Infine, «un caos disorganizzato», ma pericoloso per tutti e il perché è presto detto. Chi ha pensato a Silvio Berlusconi non alzi la mano, indovinare era troppo semplice.

E infatti. Prendete Gheddafi e Putin, suggerisce Grillo: «Non erano così prima di conoscere “colui che ama”, guardate cosa è successo in Irlanda, dove la Robinson prima sta con un ventenne e poi gli presta pure i soldi del marito. È la prova che stiamo esportando il nostro modello in tutto il mondo». Se poi ci fossero dubbi sul riferimento al partito dell’amore auspicato dal premier dopo l’aggressione al Duomo di Milano, ecco il The End dello show: «Bisogna mandare a casa tutta questa gentaglia, il nostro è un governo illegale e anticostituzionale, manca la base della democrazia». E vabbè, la base della democrazia saranno pure i voti, ma si sa come la pensa Grillo. Quegli stessi italiani che lui in vista delle Regionali sta chiamando a barrare le sue liste, se votano Pdl è perché hanno il cervello all’ammasso, e infatti per il «fu antipolitico» il Cavaliere le elezioni le vince perché ha le tv, e quelle tv nessuno gliele toglie perché i suoi avversari del «Pd meno elle» sono in realtà «i suoi migliori amici»: da quell’«inciucista» di Massimo D’Alema a quel «Topo Gigio» di Walter Veltroni, «che non è nemmeno un politico: è scemo».

Risultato: «In Italia Provenzano e Riina sono in galera, i mandanti in Parlamento»; al governo c’è un premier «psico-nano malefico», un ministro dell’Economia che si può con grazia ribattezzare «Giulio Tre-morti, perché prende i soldi dei morti per darli ai morti di fame con la social card, due parole inglesi per prendere per il culo gli italiani», e una titolare delle Pari opportunità come Mara Carfagna «da calendari dei camionisti»; alla presidenza della Repubblica c’è uno, Giorgio Napolitano, che invece di salvare il Paese dal regime «dorme, come Morfeo».

E via così rivisitando il repertorio classico. Che comunque è sempre meglio di quello nuovo, a ben vedere. Bisogna immaginarsela, la compita platea british e l’austero pubblico austriaco di fronte alla recente analisi del partito dell’amore. Il programma? «Ama, chiagni e fotti». Il dizionario? «Ha eliminato le parole brutte che lo riguardano da vicino: mafioso, piduista, puttaniere, inciucista, corruttore». Gli iscritti? «Chi evade le tasse più degli altri»; ci sono pure i martiri, tanto per non lasciare fuori nessuno, «i morti latitanti, come Craxi».

E allora, che si fa? Beh. Intanto alle amministrative si può votare il «movimento 5 stelle» di Grillo, lui dice che «dopo averlo lanciato toglierò il mio nome», ma lo diceva anche l’anno scorso e intanto chi lo vota lo fa perché vota lui, Grillo Beppe il Profeta dell’Antipolitica che però fa comizi da politico. Poi, non resta che sperare negli eroi. Quelli come Massimo Tartaglia e Susanna Maiolo, gli aggressori del premier e del Papa. «Se tutti gli psicolabili del mondo si dessero la mano...». Ma chissà, magari il mondo tirerà le uova a Grillo.

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