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Caso Nord Stream, la svolta tedesca: “Il sabotaggio fu ordinato da autorità ucraine”

L’inchiesta punta sull’ex militare Serhii K. e sul commando dell’Andromeda. Kiev resta alleata di Berlino, ma il caso scuote l’Europa

Caso Nord Stream, la svolta tedesca: “Il sabotaggio fu ordinato da autorità ucraine”
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Per quasi quattro anni il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream è rimasto uno dei grandi misteri geopolitici della guerra in Ucraina. Dall'esplosione che il 26 settembre 2022 distrusse tre delle quattro condotte sottomarine tra Russia e Germania sono circolate le ipotesi più disparate: dal coinvolgimento russo a quello occidentale, fino alla pista di un commando ucraino indipendente.

Ora, però, l'inchiesta della Procura federale tedesca compie un salto di qualità. Secondo quanto riportato, gli investigatori ritengono che il sabotaggio non sia stato soltanto opera di cittadini ucraini, ma sia stato commissionato da autorità dello Stato ucraino e da personale militare, con l'obiettivo di interrompere definitivamente il flusso di gas russo verso l'Europa e privare Mosca di una fondamentale fonte di entrate per finanziare la guerra.

Dall'ipotesi del commando alla responsabilità delle autorità ucraine

La svolta arriva con l'incriminazione di un cittadino ucraino identificato come Serhii K., ex militare delle forze speciali, arrestato in Italia nell'agosto 2025 ed estradato in Germania nel novembre dello stesso anno. L'uomo nega ogni coinvolgimento.

Secondo l'atto d'accusa, Serhii K. avrebbe coordinato un gruppo composto da sub professionisti ed esperti di esplosivi che, utilizzando il noto yacht Andromeda, avrebbe trasportato esplosivi militari fino alle acque nei pressi dell'isola danese di Bornholm, dove sarebbero stati collocati gli ordigni sui gasdotti.

L'elemento più significativo della nuova ricostruzione non riguarda tuttavia soltanto gli esecutori materiali. I procuratori tedeschi sostengono infatti che l'operazione sarebbe stata organizzata per conto di enti governativi ucraini e di personale militare, superando la precedente teoria secondo cui si sarebbe trattato dell'iniziativa autonoma di un piccolo gruppo legato a Kiev ma non riconducibile direttamente allo Stato.

Si tratta di un cambiamento sostanziale, perché introduce una possibile responsabilità istituzionale che finora Berlino aveva evitato di affermare pubblicamente.

Un'accusa che pesa sui rapporti tra Berlino e Kiev

L'inchiesta arriva in un momento estremamente delicato per la politica europea. La Germania rimane infatti uno dei principali sostenitori militari e finanziari dell'Ucraina, mentre continua a considerare l'invasione russa una violazione del diritto internazionale.

Proprio per questo motivo, la Procura ha mantenuto una netta distinzione tra il procedimento giudiziario e il sostegno politico a Kiev. L'indagine, spiegano gli investigatori, riguarda esclusivamente le responsabilità penali legate all'attacco contro un'infrastruttura energetica civile che approda sul territorio tedesco e la cui distruzione ha inciso direttamente sulla sicurezza energetica nazionale.

Secondo i procuratori, la distruzione del Nord Stream costituisce inoltre un possibile crimine di guerra, poiché avrebbe colpito infrastrutture civili protette dal diritto internazionale umanitario. È un'impostazione giuridica destinata probabilmente a essere contestata dalla difesa durante il futuro processo.

Il mistero geopolitico che continua a dividere l'Europa

Le esplosioni del settembre 2022 rappresentano ancora oggi uno degli episodi più controversi dell'intera guerra russo-ucraina. I gasdotti Nord Stream erano già fermi al momento dell'attacco, ma la loro distruzione ha avuto un enorme impatto simbolico ed economico, sancendo di fatto la fine della principale infrastruttura energetica che collegava direttamente Russia e Germania.

Negli anni successivi le indagini di Germania, Danimarca e Svezia hanno seguito piste differenti, mentre Mosca ha sempre accusato gli Stati Uniti e i loro alleati, respingendo qualsiasi responsabilità. Parallelamente, diversi media occidentali avevano progressivamente concentrato l'attenzione su un gruppo di sabotatori ucraini arrivati nell'area del Baltico a bordo dell'Andromeda, ricostruzione che oggi costituisce il nucleo dell'accusa tedesca.

La nuova incriminazione non equivale ancora a una sentenza né rappresenta una responsabilità giuridicamente accertata delle autorità di Kiev. Sarà il processo a valutare la solidità delle prove raccolte dalla Procura federale.

Tuttavia, il fatto che Berlino attribuisca per la prima volta il sabotaggio a soggetti riconducibili allo Stato ucraino segna una svolta destinata ad alimentare un intenso dibattito politico e diplomatico in Europa, proprio mentre il sostegno occidentale a Kiev resta uno degli assi portanti della sicurezza del continente.

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