La nuova fase del confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti ruota sempre più attorno alla linea imposta dal comandante iraniano Abdolrahim Mousavi, che nelle ultime dichiarazioni ha insistito sulla capacità delle forze iraniane di sostenere una guerra prolungata, fatta non solo di grandi attacchi ma di pressione continua sulle difese avversarie. Nelle sue affermazioni pubbliche emerge una strategia precisa: colpire infrastrutture sensibili, aumentare il costo della difesa israeliana e mettere in difficoltà i Paesi della regione considerati vicini a Washington.
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La dottrina attribuita a Mousavi punta a trasformare il conflitto in una guerra di logoramento, in cui droni economici, missili balistici e attacchi mirati contro radar e basi contano più di un’offensiva massiccia.
In questo quadro, anche la diminuzione dei lanci registrata negli ultimi giorni potrebbe non essere un segnale di debolezza, ma parte di un piano più ampio.
Mousavi punta sulla saturazione delle difese: droni, missili e testate a grappolo per consumare gli intercettori israeliani
La risposta iraniana sotto la guida di Mousavi ha combinato diversi tipi di armamento con un obiettivo preciso: costringere Israele a usare grandi quantità di intercettori e mantenere il sistema di difesa sotto pressione costante.
Su Israele sarebbero stati lanciati oltre 400 missili, inclusi vettori dotati di testate a grappolo, soluzione che aumenta il numero di bersagli da intercettare e rende più difficile la protezione delle città. Fonti israeliane hanno negato carenze di intercettori, ma osservatori americani ammettono ora che il tema delle scorte è reale in caso di attacchi prolungati.
Coerente con questa strategia è poi un altro elemento, ossia la rappresaglia iraniana avrebbe cercato prima di mettere fuori uso la rete di avvistamento dei missili e poi di colpire postazioni dotate di sistemi costosi e difficili da rimpiazzare.
In questa logica rientra anche l’uso massiccio di droni, considerati uno strumento ideale per colpire depositi di carburante, aeroporti e infrastrutture nei Paesi vicini ritenuti complici degli Stati Uniti, ampliando il fronte senza entrare in uno scontro diretto su larga scala.
Il calo dei lanci e le “città dei missili”: tra danni subiti e scelta tattica per una guerra lunga
Negli ultimi giorni gli esperti hanno registrato un calo netto dei lanci iraniani rispetto alle prime ore del conflitto. Una spiegazione plausibile attribuisce la diminuzione ai raid israelo-americani contro installazioni sotterranee e depositi, incluse alcune delle cosiddette “città dei missili” in aree come Shiraz, Isfahan, Tabriz e Khorgo.
Secondo questa lettura, la distruzione di lanciatori e i danni alla rete logistica avrebbero ridotto la capacità operativa iraniana, mentre alcuni bunker sarebbero diventati inaccessibili a causa delle macerie provocate dalle bombe penetranti.
Altri osservatori però ritengono che Mousavi stia seguendo una linea diversa. La riduzione dei lanci potrebbe essere volontaria: risparmiare gli ordigni, usare solo vettori più moderni e veloci e mantenere una pressione costante senza esaurire le scorte. In questa strategia, pochi colpi possono essere sufficienti a tenere in allerta il nemico, obbligandolo a mobilitare difese costose ogni giorno. Una guerra lenta ma continua, in cui il consumo di risorse diventa l’arma principale.
La guerra delle dichiarazioni: Mousavi contro Trump, tra propaganda e realtà sul campo
Il conflitto si combatte anche sul piano comunicativo. Se Donald Trump interviene quasi ogni giorno sui social sostenendo che l’operazione americana procede secondo i piani, Mousavi risponde esaltando la precisione delle forze iraniane e la capacità di resistere agli attacchi.
Questo scontro di narrazioni rende difficile capire quale sia la situazione reale. Le fonti americane parlano di danni gravi alle infrastrutture iraniane, mentre Teheran insiste sulla possibilità di continuare a colpire Israele e i suoi alleati per lungo tempo. Molti analisti ritengono che la verità stia nel mezzo. L’Iran ha subito perdite, ma non è stato neutralizzato.
Israele mantiene superiorità tecnologica, ma deve sostenere un consumo continuo di intercettori e risorse. Gli Stati Uniti restano coinvolti più a lungo del previsto.
Per questo, Epic Fury si sta rivelando differente da come era stata immaginata alla Casa Bianca. Mousavi , intanto, continua a puntare sul logoramento, che potrebbe allungare il conflitto ben oltre le previsioni iniziali.