Lunghe code di auto in attesa di un rifornimento di benzina sono state avvistate a Teheran e immortalate in un video rilanciato dai siti di opposizione al regime. Qualche ora prima, i pensionati del settore delle telecomunicazioni sono scesi in piazza per protestare, promettendo il bis la settimana prossima, a causa del collasso del loro potere d’acquisto e delle gravi condizioni economiche. Anche molti militari sarebbero in attesa dei loro stipendi, che tardano ad arrivare creando non pochi malumori, come ha riferito anche il presidente Usa, Donald Trump. In sostanza, mentre il regime degli ayatollah promette resistenza e vendetta dopo le nuove sanzioni secondarie varate dagli Stati Uniti, gli iraniani arrancano sotto la scure della teocrazia, pronta a sacrificare il suo popolo sull’altare della lotta contro il Grande Satana, l’America.
Il regime, a parole, sembra non voler cedere e per farsi beffa del nemico cita il discorso del 2003 di George W. Bush, quel «Mission Accomplished» (missione compiuta) pronunciato sulla portaerei Lincoln in riferimento alla guerra in Iraq, ma pronunciato troppo presto dall’ex presidente americano. I vertici della Repubblica islamica insistono nel definire il D-Day economico voluto da Trump contro l’Iran «un sintomo di disperazione» e il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh riferisce alla tv di Stato che «il governo è, ed era, pronto e ha un piano biennale per gestire questi eventi». Teheran minaccia i Paesi della regione e non solo: «Qualsiasi cooperazione con il comportamento illegale degli Usa avrà gravi conseguenze».
I due Paesi mediatori della crisi, Pakistan e Oman, proseguono intanto negli sforzi per tentare di riaprire il negoziato tra Usa e Iran. A Teheran, il capo della diplomazia iraniana Araghchi ha incontrato ieri il collega dell’Oman, Badr Albusaidi, per discutere di un accordo quadro per un corridoio temporaneo congiunto attraverso lo Stretto di Hormuz e un progetto di sminamento. Il giorno prima è stata la volta del capo dell’esercito pakistano, Asuim Munir, al quale l’Iran avrebbe comunicato le proprie condizioni per la riapertura di Hormuz, che resta chiuso, con passaggi ridotti di oltre l’80% rispetto ai livelli normali precedenti al conflitto.
