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Guerra

Israele pretende certezze

Alla conclusione della storia lavorano il pupillo di Trump Jared Kushner con quel sempreverde palestinese ex capo della sicurezza di Gaza Mohammed Dahlan

Palestinians salvage their belongings from the rubble of a building and tents destroyed in an Israeli airstrike in Gaza City, Thursday, July 30, 2026. (AP Photo/Jehad Alshrafi) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Sarebbe bello che Hamas avesse veramente accettato di consegnare le armi, come prevede il documento in 20 punti che conclude la guerra: prima di tutto lo sarebbe per la gente di Gaza che soffre la dittatura teocratica. Ma è difficile da credere, prima di tutto per la forza dell’ideologia che glielo proibisce: «Amano la morte molto di più di quanto noi amiamo la vita».

D’altra parte ci sono un paio di elementi non trascurabili: alla conclusione della storia lavorano il pupillo di Trump Jared Kushner con quel sempreverde palestinese ex capo della sicurezza di Gaza Mohammed Dahlan (esiliato, ora vive ad Abu Dhabi). Inoltre è molto difficile sperare nella forza di stabilizzazione internazionale, i cui membri giungono in piccoli numeri per la situazione. Per ora i marocchini sono un’avanguardia minuscola rispetto ai 10mila di tanti Paesi che dovrebbero giungere entro la fine dell’anno. L’Indonesia che doveva fornire 8mila uomini ha frenato: il clima è caldo.

Israele resta sul campo finché Hamas non cede le armi. E allora? Hamas ha perso la guerra, la sua presenza è limitata a circa il 25% della Striscia, i soldi iraniani e del Qatar scarseggiano e soprattutto la leadership e gli armati, quelli che hanno stuprato, sgozzato, compiuto gesta inenarrabili il 7 ottobre, sono nella larga maggior parte stati uccisi, e non è ancora conclusa per loro. Hamas probabilmente pensa di poter controllare il «governo tecnocratico di palestinesi» che dovrebbe sopravvenire.

E anche di poter usare l’incredibile ragnatela di gallerie ancora in piedi. Ma Israele stavolta ha imparato la lezione del 7 ottobre, anche Kushner lo sa bene. Ci vogliono garanzie d’acciaio.Israele non lascerà Gaza se il pericolo non sarà ridotto. E anche allora, Israele lo sa, Gaza resterà una pentola bollente. Infatti Israele al momento non ha segnalato il suo accordo. E se il tempo di consegna delle armi fosse dilatato nei mesi e negli anni, il sospetto è che vengano trasferite nel West Bank, dove verrebbero usate per la guerriglia.

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