Lo Yemen cambia ancora una volta gli equilibri del Medio Oriente e questa volta lo fa nel punto più sensibile della carta geografica. Gli Houthi hanno preso il controllo delle isole di Grande Hanish e Piccola Hanish, le ultime ancora nelle mani delle forze del governo yemenita riconosciuto internazionalmente nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb.
Nelle stesse ore il movimento filo-iraniano ha raggiunto alla sua conquista anche Perim, o Mayyun, l’isola che divide in due i canali navigabili del passaggio tra Mar Rosso e Golfo di Aden.
⭕️ Confirmed by pro-Saudi sources, Mayun (Perim) Island was captured by Yemen's Ansarallah.
— MenchOsint (@MenchOsint) September 10, 2026
The situation as i understand it: https://t.co/z090wYHqPM pic.twitter.com/CwmkTGoPkt
La sequenza degli eventi è stata un’accelerazione continua. Ieri gli Houthi hanno conquistato Mocha, lo storico porto sul Mar Rosso, e sono avanzati verso sud via costa. Da lì hanno mirato alle isole. “Tutto ciò che era sotto il nostro controllo sulla costa occidentale è caduto”, ha dichiarato un funzionario militare yemenita all’AFP.
Il valore delle isole conquistate è inversamente proporzionale alle loro dimensioni. Bab el-Mandeb è largo circa 29 chilometri. Perim divide il passaggio in due canali navigabili e la sua posizione consente di condizionare il traffico marittimo. A nord si trovano le isole Hanish, incastonate tra Hodeidah e Mocha: una posizione strategica sulle navi in avvicinamento.
La conquista del Bab el-Mandeb apre ora un secondo fronte marittimo. Gli Houthi sostenuti dall’Iran controllano già gran parte dello Yemen settentrionale, compresa la capitale Sanaa. Ora, però, la situazione si ribalta qualitativamente: invece di limitarsi a colpire una rotta marittima dalla terraferma, i ribelli hanno raggiunto direttamente alcune delle posizioni insulari che dominano l’accesso allo stretto. Teheran, come mostrano le mosse degli ultimi giorni, starebbe costruendo dunque una nuova rete che mette in relazione gli Houthi e alcune milizie irachene con l’obiettivo di minacciare gli alleati americani nel Golfo attraverso una classica manovra a tenaglia.
Riyadh si trova ora davanti a una situazione particolarmente delicata. Da un lato non può permettere che gli Houthi dispongano di una posizione dominante sul Bab el-Mandeb, dall’altro un intervento militare diretto rischierebbe di riaprire una guerra che l’Arabia Saudita aveva cercato di congelare. Per correre ai ripari, il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe chiesto a Donald Trump un intervento militare americano diretto contro gli Houthi, ricevendo invece un’offerta limitata al sostegno in termini di intelligence e targeting.
Il movimento yemenita, intanto, prova a disinnescare le conseguenze internazionali della conquista. Un esponente dell’ufficio politico Houthi, Hazem al-Assad, ha dichiarato che la navigazione internazionale attraverso il Bab el-Mandeb e il Mar Rosso sarebbe “sicura e ordinata”. Anche il portavoce Mohammed Abdulsalam ha sostenuto che la libertà di navigazione rimane garantita, precisando però che le operazioni del gruppo continueranno contro quelli che definisce gli obiettivi dell’“aggressione” contro lo Yemen.
