Due petroliere e un rimorchiatore in fiamme nello Stretto di Hormuz. La tensione tra Iran e Stati Uniti torna a salire, questa volta in uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di petrolio. A dare la notizia sono stati i Pasdaran, le Guardie rivoluzionarie iraniane, secondo cui le tre imbarcazioni avrebbero preso fuoco dopo aver tentato di attraversare una “rotta non autorizzata”. Stando a quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars e riportato da Al Jazeera, nella notte una grande petroliera avrebbe urtato una mina mentre transitava nel passaggio meridionale dello Stretto, prendendo immediatamente fuoco. Un secondo incendio avrebbe invece coinvolto una superpetroliera in uscita dal settore orientale del canale. Le fiamme avrebbero poi raggiunto anche un rimorchiatore intervenuto per prestare soccorso e tentare di domare l’incendio. Al momento non sono state rese note le nazionalità delle imbarcazioni né eventuali conseguenze per gli equipaggi. La ricostruzione fornita da Teheran non ha ancora trovato conferme indipendenti. Ma non è tutto. Le Guardie rivoluzionarie hanno anche annunciato che le proprie unità di guerra elettronica navale sarebbero riuscite a intercettare due droni statunitensi di tipo LUCAS, assumendone il controllo e costringendoli ad atterrare per poi sequestrarli intatti. Anche in questo caso si tratta di una rivendicazione iraniana, non verificata da fonti indipendenti.
Gli episodi si inseriscono nel quadro del conflitto tra Washington e Teheran, che continua a mettere a rischio la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico. Il controllo del passaggio delle petroliere è diventato uno degli strumenti attraverso cui il regime degli ayatollah riesce ad esercitare pressione sull’amministrazione Trump. Una situazione che si complica ulteriormente all’indomani delle elezioni di midterm, che hanno consegnato ai democratici il controllo del Congresso americano. La guerra contro l’Iran ha pesato sulla sconfitta repubblicana, come riconosciuto dallo stesso Trump, che ha però continuato a difendere la propria scelta militare. Ed è proprio mentre Washington si prepara ad affrontare nuovi equilibri politici interni che da Hormuz arriva l’ennesimo segnale di tensione.
