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Guerra

Houthi, missili contro una petroliera saudita: il Mar Rosso diventa il nuovo fronte dello scontro regionale

Dietro l’episodio, il tentativo di imporre un blocco navale unilaterale contro l’Arabia Saudita, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre il conflitto yemenita, coinvolgendo sicurezza energetica, commercio globale e gli equilibri tra Teheran e Riyadh

A vessel transits the Bab el-Mandeb Strait off the coast of southern Yemen on July 25, 2026. A spokesman for Yemen's Houthis had said on July 24 that the rebels were not blocking traffic through the strategic Bab al-Mandeb Strait, after they declared a maritime embargo this week on their foe Saudi Arabia. The Iran-backed group attacked a Saudi ship in the nearby Red Sea after announcing the blockade, which threatens the top oil exporter's ability to get its supplies to the world following Iran's parallel blockade of the Strait of Hormuz, the kingdom's only other maritime route. (Photo by Khaled ZIAD / AFP) /

Secondo il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, la petroliera saudita NCC Ghazal è stata bersagliata con missili balistici dopo aver ignorato gli avvertimenti e aver violato quello che il gruppo definisce un blocco navale imposto alle navi dirette verso i porti sauditi nel Mar Rosso. La petroliera è stata costretta a tornare indietro, ha aggiunto il portavoce, affermando che il gruppo “continuerà a far rispettare il blocco marittimo contro il nemico saudita nell’ambito di una strategia globale di assedio e escalation”.

L’attacco si inserisce in una strategia annunciata nei giorni scorsi dai ribelli, che hanno dichiarato un embargo marittimo contro le navi collegate all’Arabia Saudita. Dopo aver concentrato per mesi le proprie operazioni contro Israele e contro il traffico commerciale associato agli interessi occidentali nel Mar Rosso, il movimento sostenuto dall’Iran sembra ora voler estendere direttamente la pressione su Riyadh.

La scelta rappresenta un cambiamento significativo. Dal cessate-il-fuoco del 2022 tra Arabia Saudita e Houthi, il confine saudita era rimasto relativamente stabile nonostante la guerra civile yemenita non fosse mai realmente terminata. Le recenti tensioni regionali, aggravate dal confronto tra Iran, Stati Uniti e Israele, hanno però riacceso il conflitto, riportando nel mirino anche le infrastrutture energetiche saudite. Negli ultimi giorni gli Houthi hanno rivendicato anche attacchi contro il sistema di trasporto petrolifero est-ovest saudita e contro impianti energetici del regno.

L’obiettivo del movimento yemenita appare quello di aumentare il costo economico e politico per l’Arabia Saudita, replicando nel Mar Rosso una strategia di pressione simile a quella esercitata dall’Iran nello Stretto di Hormuz. Il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale ha accusato gli Houthi di voler trasformare Bab el-Mandeb in uno strumento di ricatto geopolitico, capace di influenzare mercati energetici e rotte commerciali internazionali.

Sebbene gli Houthi rivendichino autonomia decisionale, il gruppo è considerato il principale alleato regionale dell’Iran nella Penisola Arabica. L’offensiva contro il traffico marittimo saudita rafforza ora la capacità di Teheran di esercitare pressione indiretta sugli avversari regionali senza un coinvolgimento militare diretto.

La crisi sta inoltre costringendo le grandi potenze ad adattare le proprie strategie. La Cina, principale importatrice di petrolio saudita, ha avviato contatti diretti con gli Houthi per ottenere il passaggio sicuro delle proprie petroliere attraverso Bab el-Mandeb, segnale di quanto la sicurezza della rotta sia ormai diventata una questione di interesse globale.

Un’immagine satellitare, intanto, ha immortalato il fumo che si sprigiona dalla raffineria di petrolio di Jazan, in Arabia Saudita, a pochi giorni dall’attacco rivendicato dagli Houthi yemeniti contro gli impianti della Saudi Aramco.

Saree ha dichiarato sabato che il gruppo ha colpito con successo siti della Aramco sia a Jazan che a Yanbu, l’ennesimo segnale di come il conflitto nella regione continui a minacciare le forniture energetiche globali. Secondo una nota della società di consulenza IR, la raffineria di Jazan, che lavora 400.000 barili di petrolio al giorno, ha subito danni così gravi che Aramco ne ha disposto la chiusura il 27 luglio.

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