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Guerra

I missili? Costi alti e tempi lunghi, meglio i generatori italiani

Mancano i fondi per produrre le armi di Londra e Parigi. Pronte solo a fine 2027

Macron: "Bene se negoziati tra Kiev e Mosca, l'Ue stia al tavolo"

Chi critica un’Italia colpevole di fornire all’Ucraina generatori in grado di aiutare la popolazione a superare l’inverno anziché regalargli - come Emmanuel Macron e il premier inglese Andy Burnham - i progetti per costruirsi in casa i missili Storm Shadow e Aster dovrebbe innanzitutto chiedersi a cosa serviranno quelle armi. E la risposta è «a un bel niente».

L’Ucraina non ha infatti i soldi per svilupparne la produzione. E anche avendoli non riuscirebbe, secondo gli esperti, a metterli in campo prima della fine del 2027 quando l’intero Donbass sarà in mano russa. Senza contare che solo gli intercettori Aster sono in grado di abbattere i missili e i droni russi mentre gli Storm Shadow sono testate puramente offensive con un raggio di oltre 500 chilometri.

Ma partiamo dai soldi. Quando, a fine anni Novanta, inglesi e francesi affidano all’industria europea Mbda lo sviluppo di quei missili Londra investe quasi un miliardo di sterline dell’epoca (pari oggi a un miliardo e mezzo di euro) per mettere in linea la prima batteria. Costi a cui si aggiungono quelli delle singole testate con valori che variano, a seconda delle versioni, dal milione ai 2 milioni ad esemplare. Cifre da incubo per un’Ucraina che ha già dilapidato 30 dei 90 miliardi del prestito triennale Ue garantitole lo scorso aprile per coprire un buco da 23 miliardi nel bilancio della difesa. Quel buco l’ha già costretta a rinunciare alla realizzazione dei missili Flamingo e Neptune due sistemi d’arma progettati autonomamente da Kiev che garantivano costi di realizzazione assai inferiore agli Storm Shadow.

Ma il problema maggiore in questo caso sono i tempi di produzione. La prima sperimentazione francese degli Storm Shadow avvenne nel dicembre 2000, ovvero quasi tre anni dopo la firma, nel febbraio 1997, dei primi contratti di produzione. Ora anche concedendo a Macron e Burnham la capacita di fornire a Zelensky aiuti e consigli per accelerare la produzione finale è ben difficile che il primo Storm Shadow «made in Ucraina» veda la luce prima della fine del 2027.

Tempi che fanno a pugni con la situazione di un campo di battaglia dove la Russia controlla ormai circa l’87 per cento del Donetsk e muove le sue avanguardie a circa 13 chilometri dalla cintura difensiva disegnata intorno a Sloviansk e Kramatorsk. Due città che per quanto protette da fortificazioni difficilmente espugnabili non possono resistere all’infinito. Secondo l’analista militare ucraino Oleksandr Kovalenko l’offensiva russa per la conquista degli ultimi bastioni di Kiev inizierà quest’ autunno e seguirà il modello tattico usato ad ottobre per prendere Pokrovsk.

L’interdizione aerea condotta con droni, missili e bombe plananti coprirà la lenta inserzione di gruppi di tre o quattro incursori incaricati di creare teste di ponte all’interno delle difese ucraine. Teste di ponte che approfittando delle difficoltà di un nemico a corto di uomini costruiranno una ragnatela capace di paralizzare e inglobare le linee nemiche. In queste condizioni Kramatorsk e Sloviansk potrebbero cadere già la prossima primavera regalando a Vladimir Putin la vittoria finale. E rendendo inutile e vano il progetto di Francia e Gran Bretagna.

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