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Guerra

Il Cremlino chiude alla pace di Kiev. “Sono inaccettabili le esercitazioni Ue”

Mosca: “Niente zona franca, il Donbass è russo”. L’inviato del Papa da Lavrov: riavviare subito gli sforzi di pace

Strategia Il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino insieme al governatore della regione di Stavropol Vladimir Vladimirov: lo Zar non vuole concludere la guerra in Ucraina

Se a livello di sottobosco qualcosa si muove, ufficialmente il copione è sempre lo stesso: Kiev propone ipotesi di tregua, idee di pace e percorsi per finire la guerra. E Mosca respinge tutto, con il solito inappellabile niet che chiarisce, una volta di più, chi voglia concludere la guerra e chi invece no. A nulla sono serviti, almeno sinora, i tentativi di mediazione, gli interventi di Europa e Stati Uniti. E a nulla stanno servendo nemmeno le nuove proposte e i tentativi del Vaticano, che ieri ha mandato a Mosca l’inviato. Mosca tira dritto e non vuole compromessi.

Respinta quindi in toto la proposta di Volodymyr Zelensky di un piano di pace che contempli la trasformazione di una parte del territorio conteso in Ucraina in una zona franca, sotto il controllo di Paesi terzi. E respinta con sdegno l’ipotesi della coalizione dei Volenterosi di dispiegare in Ucraina truppe occidentali per garantire gli accordi di pace una volta raggiunti. «Il Donbass è un territorio della Federazione Russa, una regione della Federazione Russa, e difficilmente un terzo Paese può occuparsi della gestione delle regioni della Federazione Russa», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, tornando a ribadire che «il dispiegamento di contingenti militari stranieri di Stati membri dell’Alleanza atlantica sarebbe per noi inaccettabile». Mentre accettabile, evidentemente, continua a essere bombardare le città ucraine e mettere nel mirino civili inermi, come successo ieri a Kramatorsk, nell’oblast di Donetsk, dove 19 persone sono rimaste ferite tra cui un bambino di soli due mesi. Evidentemente, non un «obiettivo militare» come da copione della propaganda di Mosca.

Mosca comunque è in difficoltà, tanto che Putin ha firmato un decreto che aggiunge i centri logistici, i complessi energetici e petroliferi, nonché gli impianti industriali, all’elenco delle infrastrutture critiche russe. «Ci troviamo di fronte a una minaccia evidente di attacchi con droni contro strutture e infrastrutture critiche, che sono, diciamo, di importanza cruciale per l’economia e la sfera sociale del nostro Paese», è stato costretto ad ammettere Peskov. Nel momento in cui sono ripresi a circolare video sul web che mostrano lunghissime code ai distributori di benzina, stante la pressione ucraine sotto forma di attacchi sulle raffinerie.

Il tutto mentre Zelensky ribadisce l’appello per rafforzare le fondamentali difese aeree: «Abbiamo ricevuto un po’ di missili Patriot. Non posso dire quanti, ma ne servono di più», ha detto il leader ucraino. Su questo fronte, grande attivismo del neo premier britannico Andy Burnham che il mese prossimo ha programmato una missione negli Stati Uniti per chiedere a Trump una maggiore fornitura di missili per la difesa aerea di Kiev, partendo proprio dai Patriot. «Non vedo l’ora di andare a New York», ha detto Burnham, insieme al presidente francese Macron tra i più forti sostenitori dell’Ucraina, tanto da «meritarsi» le minacce di Mosca.

Nonostante l’impegno, finalmente più concreto dei Volenterosi, resta evidente che per trovare un compromesso credibile servano mediazioni forti. E allora, scende in campo ancora una volta il Vaticano. Ieri il segretario per i rapporti tra Stati della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher, è stato a Mosca dove ha incontrato il ministro degli Esteri Lavrov e non ha usato mezze parole: «Questa guerra deve finire. Il conflitto non può essere risolto con mezzi militari», aggiungendo che la Santa Sede continuerà a offrire «sostegno diplomatico e offrire uno spazio per il dialogo per cercare una pace negoziata». «Il dialogo è più importante che mai, siamo lieti di poter parlare al mondo di pace e di prospettive di pace», ha sottolineato. Lavrov da parte sua ha parlato di «dialogo reciproco rispettoso» con il Vaticano ma, almeno per il momento, evidentemente non basta. La guerra va avanti e qualsiasi possibile ipotesi di dialogo e compromesso viene sempre e comunque respinta da Mosca. Serviranno pressioni più forti o manovre, anche segrete, più efficaci.

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