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Guerra

Il drone, l’allarme e le smentite: il caos dell’attentato a Zelensky

Per il premier norvegese l’aereo del leader ucraino era stato sfiorato da un attacco russo. Ma Kiev e Moldavia minimizzano: il velivolo era a 160 chilometri. Il Cremlino attacca: “Minaccia inventata”

Zelensky a Oslo

Un attacco al negoziato. Un attentato diretto a Zelensky. Una bufala montata ad arte. Dopo che il premier norvegese Jonas Gahr Store ha informato il mondo che un drone russo ha sfiorato mercoledì l’aereo del presidente ucraino mentre era in viaggio verso Oslo, reazioni e interpretazioni si sono accavallate l’una all’altra. Tra i pro ucraina e i filorussi è partita la solita campagna a colpi di propaganda che va oltre la realtà dei fatti, con accuse, difese e parole in libertà. Ma qual è la verità? Alla fine, nessuna ha veramente ragione e la storia di quanto accaduto realmente, racconta una verità che non accontenta nessuno. Ma che sembra vera per davvero. Il drone c’era ma non era così vicino all’aereo presidenziale, l’attacco c’è stato ma non era diretto e il caso ha finito col sgonfiarsi di ora in ora.

Fonti della presidenza ucraina così come il portavoce del governo moldavo hanno ridimensionato le affermazioni del premier norvegese che aveva fatto pensare a un vero e proprio attentato al presidente ucraino, diretto a Oslo con la moglie Olena per i funerali di Re Harald di Norvegia. Il portavoce moldavo in un comunicato ha spiegato che la Moldavia ha «chiuso il proprio spazio aereo nel pomeriggio dell’8 settembre, poco dopo le 16 e 30, in seguito alla violazione del proprio spazio aereo da parte di un drone russo proveniente dall’Ucraina». E fin qui, il drone esiste ed è reale. «Dopo le 17 e 20, le autorità hanno confermato che il drone era precipitato ed era esploso a circa 160 km dall’aeroporto internazionale di Chisinau. Le restrizioni di volo sono state quindi revocate e l’aereo del presidente ucraino è decollato, in ritardo rispetto al previsto». Una fonte dello staff della presidenza ucraina ha fatto invece sapere che «si è trattato di un allarme in Moldavia, quando un drone russo è penetrato nello spazio aereo del Paese e della Romania», definendo «esagerata» l’affermazione secondo cui Zelensky avrebbe corso il minimo rischio in quella situazione. Le parole del premier norvegese quindi sono state quantomeno eccessive. Perché parlare di drone che «ha sfiorato» l’aereo di Zelensky, quando invece è esploso a 160 chilometri di distanza... Beh, è evidente.

Eppure, tanto è bastato per far scoppiare un caso internazionale e sfiorare l’incidente (anche) diplomatico. Mosca ha preso la palla al balzo per attaccare l’Occidente. «Per quanto riguarda questa effimera minaccia all’aereo di Zelensky in partenza da Chisinau, non e mai esistita. Il regime di Kiev continua a impegnarsi in varie provocazioni, tentando di trascinare i suoi alleati occidentali nella guerra», ha detto il portavoce del Cremlino Peskov. Caso chiuso quindi, ma non del tutto. La Moldavia infatti è il Paese che ha registrato più sconfinamenti dei droni russi negli ultimi mesi. «Solo nel mese di agosto, 17 droni hanno colpito il nostro territorio. È più di quanto sia accaduto in tutto lo scorso anno», ha sottolineato il primo ministro Vasile Tofan. Il più clamoroso la scorsa settimana, quando droni russi lanciati contro un valico di frontiera tra Ucraina e Moldavia hanno causato due morti e tre feriti. Zelensky non ha rischiato nulla, quindi. Ma l’allarme droni russi in Europa, specie sul fianco Est, rimane alto. Alla fine, avevano torto tutti. più o meno.

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