NEW YORK Il presidente iraniano offre un ramoscello d’ulivo agli Usa, ma Washington conduce nuovi raid nel Paese colpendo target nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, come fa sapere il Centcom. Un attacco aereo ha colpito la città di Sirik dove era in corso un matrimonio e avrebbe provocato due vittime. E la Repubblica islamica ha annunciato di aver risposto con «un’operazione decisiva» contro obiettivi statunitensi nella regione. Secondo i pasdaran, «un gran numero di soldati statunitensi sarebbero stati uccisi in un attacco di rappresaglia contro una base Usa in Giordania». Lo ha affermato Press Tv riportando quanto riferito dalle Guardie della rivoluzione. Secondo l’agenzia Irna, il corpo militare d’élite dell’Iran ha fatto sapere che alcuni missili hanno colpito Camp Tabetin, una base dei Marines statunitensi in Giordania, uccidendo numerosi militari americani. Ma fonti Usa smentiscono: al momento non ci sono vittime americane degli attacchi.
La tensione è altissima. «L’impegno americano nei confronti del memorandum d’intesa firmato da Donald Trump non è durato più di due settimane. Se torneranno a rispettare gli impegni faremo lo stesso immediatamente», aveva detto il leader di Teheran Masoud Pezeshkian durante il vertice a Bishkek. «A differenza degli Usa - ha proseguito - il mio Paese vanta una lunga e illustre storia nel rispetto degli accordi internazionali». «Credo che un accordo non valga la carta su cui è scritto. Abbiamo dato loro molte possibilità», ha detto invece Trump a Fox, dopo la minaccia di colpire duramente l’Iran. E Pezeshkian aveva avvertito che un ritorno di Washington a «una politica di pressione e minacce» farebbe fallire gli sforzi diplomatici.
In Kyrgyzstan, intanto, il presidente iraniano ha visto Vladimir Putin per la prima volta di persona dallo scoppio del conflitto, e lo ha ringraziato per la posizione di Mosca: «Questo dimostra che la nostra è una relazione strategica, non ordinaria», mentre lo «zar» fa sapere che la Russia è solidale con il popolo iraniano: «Ammiriamo il vostro coraggio e determinazione nella lotta per gli interessi nazionali». Intanto, il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, avverte che Teheran «prende decisioni in case agli interessi nazionali e non si piegherà ai diktat Usa». «Gli americani sono ormai intrappolati nei gravi errori che hanno commesso e incorrono costantemente in errori di valutazione. È loro abitudine avanzare richieste eccessive», prosegue Baghaei, precisando che comunque «gli sforzi di mediazione da parte del Pakistan e altri proseguono». Più dura la linea dei pasdaran: Mohammadreza Naqdi, consigliere del comandante, afferma che «la guerra asimmetrica significa guerra a Wall Street, a Manhattan e ovunque».
