Zelensky torna dall’incontro con Trump con la valigia piena di promesse e forse di Patriot. Putin risponde con la sua solita e brutale sintassi: quella dei missili, anche di Pyongyang. È la pedata del Cremlino sotto al tavolo per ricordare a tutti chi vuole dettare il tempo alla diplomazia e governare il palcoscenico. E la guerra, puntuale e spietata, torna a sbattere la porta in faccia a qualsiasi illusione politica.
Nella notte tra il 29 e il 30 luglio la Russia ha lanciato 70 missili e 280 droni contro un arco di città che attraversa quasi tutto il Paese: dalla capitale a Leopoli, da Dnipro a Poltava, passando per Kharkiv, Sumy, Mykolaiv, Vinnytsia, Cherkasy e Ivano-Frankivsk. Un’offensiva costruita per saturare le difese aeree e colpire infrastrutture, centri logistici e aree urbane. Il bilancio è di 8 morti e decine di feriti. A Kiev circa 60mila cittadini hanno trovato rifugio nelle stazioni della metropolitana, ancora una volta bunker collettivi. La tragedia più pesante si è consumata a Kryvyi Rih, dove un missile Iskander ha sbriciolato un’abitazione, provocando la morte di una famiglia di 6 persone, tra cui due bambine di 5 e 12 anni, scatenando le ire dell’Unicef. Mosca sostiene di avere preso di mira aeroporti militari, industrie della difesa e infrastrutture logistiche, oltre al porto di Yuzhny a Odessa e 4 navi. Zelensky torna a ribadire l’urgenza dei missili di difesa aerea, senza i quali fermare le incursioni diventa impresa impossibile, mostra la foto della famiglia trucidata a Kryvyi Rih, e denuncia l’uso nell’attacco di balistica nordcoreana. L’Ue risponde sbloccando altri 3,47 miliardi per droni, missili e caccia Gripen, primo passo verso i 28 miliardi previsti entro fine anno, con von der Leyen che conferma la linea della fermezza di fronte agli attacchi del Cremlino.
Per alcune ore la guerra è sembrata bussare alla porta della Nato. Durante il massiccio attacco russo, due oggetti hanno violato lo spazio aereo polacco. Uno è rientrato rapidamente in Ucraina; l’altro, un missile da crociera russo Kh-101, ha lasciato un cratere di circa dieci metri di diametro e cinque di profondità nei pressi di Tarnawa-Kolonia (Lublino), a 80 km dal confine. Il premier Tusk ha spiegato che Varsavia non ha elementi per ritenere che la Polonia fosse il bersaglio dell’attacco, pur confermando che le forze armate erano pronte ad abbattere il missile. La violazione dello spazio aereo polacco ha provocato un’immediata condanna da parte dell’Ue: Macron, Merz, Rutte e von der Leyen hanno ribadito che la sicurezza della Polonia riguarda l’intera Europa. Tusk annuncia consultazioni con la Nato e avverte: i prossimi 100 giorni saranno decisivi, spingendo per un immediato aumento degli aiuti militari a Kiev. Sul fronte opposto, Mosca rivendica l’avanzata in quattro insediamenti a Sumy, Kharkiv e Donetsk. E Kiev risponde colpendo in profondità il territorio russo, prendendo di mira il porto di Taman e gli hub logistici di Wildberries.
Mentre Zelensky ha promosso la riorganizzazione regionale del Servizio di Sicurezza (SBU), il nuovo comandante in capo delle Forze armate Drapatyi, ha avviato riassetto dei vertici militari in discontinuità con l’era Syrskyi.
