Il concetto di compromesso, scrive nel suo nuovo libro Harold Rhode, allievo di Bernard Lewis, consigliere per gli affari islamici del Ministero della Difesa americano, è alieno alla cultura islamica: essa intende soggiogare e islamizzare le società non musulmane, non accetta la rinuncia ai suoi obiettivi, perché questo implica umiliazione, peggio della morte. L’errore di molti leader occidentali, anche in Israele prima del 7 ottobre, è l’impossibilità ad accettare la differenza: questa sembra essere la ragione per cui la premier Meloni commemorando «il massacro deliberato di innocenti» del 7 ottobre, si dedica poi al biasimo per la sofferenza dei palestinesi, che dalle sue parole appare inferta volontariamente a Gaza, e poi alla violenza contro i civili in Cisgiordania, cercando poi la soluzione in un accordo fra i due. Ma le sofferenze dei palestinesi sono attribuibili a una guerra causata dall’attacco di Hamas, dal suo uso dei civili come scudo della jihad, come ha spiegato Sinwar. La società palestinese dominata da despoti impone ogni sacrificio che la jihad richiede, per la vittoria. Sgomberi, strade e zone di rifugio, per i gazawi erano proibiti da Hamas che si serviva di ospedali e scuole. La premier spera in un accordo per due Stati, ma sa bene che Israele lo ha offerto mille volte ricevendo solo rifiuti: i suoi nemici mirano solo alla distruzione. I palestinesi hanno fatto di Gaza libera un traforo di gallerie piene di armi e terroristi; l’AP sforna migliaia di attentati terroristici. I «coloni» sono una comoda assunzione che mette sotto accusa 600mila cittadini della zona C secondo gli accordi di Oslo, a fronte di un paio di centinaia di disgraziati, ricercati o già in galera, sconfessati da Netanyahu stesso. Giorgia Meloni dette da ministra per la Gioventù una bella testimonianza alla commissione per l’antisemitismo che fondai in Parlamento. Sono certa che di fronte ai pericoli di un’alleanza antisemita e antioccidentale, cerchi una strada di verità.
