L’accordo su Hormuz raggiunto tra Iran e Oman, e sul quale ora dovrà pronunciarsi l’amministrazione Trump, mira — secondo le indiscrezioni dei media — a ripristinare una tregua tra Washington e Teheran.
L’obiettivo è far ripartire i negoziati per un’intesa definitiva sulla navigazione nello Stretto di Hormuz e sulla questione nucleare.
Nuova tregua e nuovi negoziati
Sulla falsariga del memorandum di Islamabad, si prevede un cessate il fuoco di 60 giorni, che potrà essere prorogato, con il congelamento degli attacchi da entrambe le parti.
È prevista inoltre la ripresa dei negoziati di giugno, nel tentativo di raggiungere un’intesa non soltanto sulle rotte commerciali nello Stretto, ma anche sul nucleare.
Il traffico nello Stretto
Durante questi due mesi, il traffico in entrata, in direzione del Golfo Persico, transiterà esclusivamente lungo una corsia settentrionale situata all’interno delle acque territoriali iraniane, ponendo di fatto le navi sotto la diretta sorveglianza e il controllo di Teheran.
Il traffico in uscita, in direzione del Mar Arabico, percorrerà invece una corsia meridionale all’interno delle acque territoriali dell’Oman, gestita dalle autorità di Muscat in stretto coordinamento con l’Iran.
Lo sminamento
È previsto un piano di 30 giorni per bonificare e rimuovere le mine dalla corsia centrale dello Stretto.
Una volta liberata, questa diventerà un corridoio centrale permanente per i flussi in entrambe le direzioni. L’Iran starebbe quindi valutando l’apertura a operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz da parte di Paesi europei.
Costi di transito
Non si applicheranno pedaggi fissi per i primi 60 giorni. Verrà tuttavia introdotta una “tassa di servizio” finalizzata a coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino.
Allo scadere dei 60 giorni, l’Iran prevede di introdurre ufficialmente pedaggi e tariffe di transito obbligatorie per tutte le navi mercantili e le petroliere. Questo sarà però uno dei principali nodi da sciogliere nelle trattative.
