Prima il sibilo dei droni, poi il boato. E infine il fuoco, le detonazioni a catena, le case investite dall’onda d’urto e una notte trasformata in una lunga corsa contro il tempo. Il raid russo che ha colpito un deposito nella località di Myla, nel distretto di Bucha, alle porte di Kiev, ha provocato 37 morti, 42 feriti, oltre 400 sfollati, e la proclamazione di una giornata di lutto. L’attacco è stato condotto con un drone Geran-4. L’impatto ha innescato una seconda detonazione, provocando esplosioni di munizioni e un incendio di vaste proporzioni.
È una delle immagini più drammatiche di una guerra che continua a trovare nuovi modi per entrare nella vita quotidiana dei civili. Ma questa volta, accanto alla condanna di Mosca, a Kiev si pongono una domanda: perché munizioni, droni ed esplosivi dell’apparato della difesa erano conservati così vicino a un centro residenziale, come per altro si evince dalle mappe? Zelensky ha parlato di una «grave negligenza», sottolineando che le norme vietano lo stoccaggio di munizioni in prossimità delle aree residenziali. La procura ucraina ha aperto un’inchiesta sulla legalità della struttura e sulle autorizzazioni per la conservazione degli esplosivi. Il primo ministro Koretskyi riconosce la necessità di rivedere l’attuale approccio al coprifuoco e di garantire ai civili un accesso più tempestivo alle informazioni sulle minacce aeree. E mentre i soccorritori cercano ancora vittime tra macerie e fumo, la capitale continua a vivere sotto allarme. Le esplosioni sono tornate a essere udite anche in serata, con una bimba di 2 anni morta nel quartiere Obolonskyi. Droni shahed hanno preso di mira anche le aree di Mykolaiv, Chernihiv e Poltava. A Kiev si guarda con crescente preoccupazione anche a ciò che potrebbe accadere sul terreno. Secondo Pavlo Palisa, vice capo dell’Ufficio del presidente ucraino, l’intelligence ha verificato che il comando militare russo sta elaborando piani per una possibile offensiva verso Kiev e Chernihiv.
L’Europa teme che la guerra possa spingersi verso i suoi confini. Il premier polacco Tusk, dopo un colloquio con il segretario della Nato Rutte, ha lanciato un avvertimento. «L’escalation da parte della Russia prosegue», chiedendo sostegno aereo per l’Ucraina, essenziale anche per la sicurezza europea. «I prossimi sei mesi saranno decisivi, dobbiamo prepararci a diversi scenari, come provocazioni russe contro uno dei Paesi dell’Alleanza». Politico riferisce che il governo tedesco attribuirà a Mosca la responsabilità del tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia e varerà misure contro la Russia, in coordinamento con il pacchetto di sanzioni Ue. La voce fuori dal coro è del premier slovacco Fico: «Demonizzare la Russia è inaccettabile».
Mentre l’Occidente rafforza l’unità, Lukashenko incontra Putin a Mosca per fare il punto sul cooperazione tecnologica ed economica. E a proposito di economia, la nuova proroga del divieto russo di esportare petrolio evidenzia difficoltà di approvvigionamento. La Turchia ha convocato l’ambasciatore ucraino in seguito agli attacchi nel Mar Nero contro due navi di Istanbul. La centrale nucleare di Zaporizhzhia rischia di restare senza elettricità entro 10 giorni se non verrà ripristinata l’alimentazione esterna o diesel.
