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Guerra

Scambio di detenuti o dialogo Trump-Putin. La missione segreta del capo Cia a Mosca

L’aereo militare Usa partito da Riga, Washington chiede a Kiev di fermare gli attacchi: “Incontri riservati”. Silenzio da Mosca

epa12833224 John Ratcliffe Director of the CIA during the House Select Committee on Intelligence on the 2026 Annual Worldwide Threats Assessment at the US Capitol, Washington USA, 19 March 2026. EPA/WILL OLIVER

Per qualche ora è sembrato l’inizio di una spy story: un aereo militare americano comparso nei cieli russi, una rotta insolita, automobili diplomatiche statunitensi avvistate a Mosca e il Cremlino che dichiara di non saperne nulla. Sullo sfondo, la guerra in Ucraina, i negoziati fermi e l’ipotesi di un nuovo contatto tra Putin e Trump. Poi il mistero ha assunto un volto preciso: John Ratcliffe, direttore della CIA, arrivato all’aeroporto Vnukovo di Mosca a bordo di un Boeing C-17A Globemaster III per incontrare esponenti russi. Il velivolo è partito dagli Stati Uniti, ha fatto tappa a Riga e da lì proseguito verso Mosca. Per alcune ore, però, nessuno sapeva chi ci fosse a bordo. Dal Cremlino, il portavoce Peskov ha dichiarato di non avere informazioni sull’aereo, aggiungendo che non erano previsti incontri con rappresentanti dell’amministrazione Usa.

Un aereo militare americano a Mosca, mentre la guerra continua e i negoziati restano bloccati, non è un dettaglio di routine. La domanda inevitabile: chi era stato mandato a Mosca e per quale motivo? Tra le ipotesi è emersa quella di un possibile scambio di detenuti. È circolato il nome di Charles Wayne Zimmerman, cittadino americano condannato in Russia a cinque anni di carcere per possesso illegale d’armi. Ma la svolta è arrivata quando il nome è saltato fuori: il capo della CIA è l’uomo che Washington mette in campo quando una trattativa richiede discrezione più che comunicati ufficiali.

La guerra dura da anni, i negoziati sono in stallo e Trump cerca una strada per trasformare la promessa di pace in un risultato concreto. Il viaggio di Ratcliffe non dimostra l’esistenza di un accordo. Ma segnala che Washington sta utilizzando con Mosca uno dei propri canali più riservati. Mentre dagli Stati Uniti sono arrivate conferme sulla presenza di Ratcliffe, soprattutto da parte di Cbs e Axios, il Cremlino ha mantenuto una linea di apparente estraneità, rivelando la notizia solo in serata, con la formula dubitativa attribuita a media Usa. È la grammatica delle missioni sensibili: confermare il minimo indispensabile, evitare dettagli e lasciare che le informazioni emergano attraverso canali indiretti.

La parte più delicata della vicenda potrebbe però trovarsi fuori dalla Russia. Washington ha informato Kiev dell’arrivo a Mosca di una delegazione di alto livello, chiedendo agli ucraini di sospendere, durante la loro permanenza, attacchi contro Mosca, San Pietroburgo e il Nord della Russia. Non una tregua. Piuttosto, uno spazio per parlare. Ratcliffe potrebbe avere verificato una proposta, sondato la disponibilità russa, trasmesso un messaggio di Trump, discusso anche uno scambio di prigionieri o preparato il terreno per un nuovo incontro tra i due leader. Nessuna di queste ipotesi è stata confermata. Il generale russo Sergei Lipovoy ha interpretato il viaggio come il segnale della preparazione di un nuovo vertice. Resta una valutazione, non una notizia. Qualcosa però sta accadendo, e probabilmente riguarda una ripresa, energica e forse decisiva, dei negoziati.

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