Donald Trump non punta più sulla riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, ma sull’attesa del progressivo collasso dell’economia iraniana. La scelta di «low-key it», come l’ha definita lo stesso presidente, segna il passaggio dalla ricerca di una soluzione immediata a una strategia di logoramento economico. È un cambiamento importante: Washington non intende concedere a Teheran un accordo che apparirebbe come una sconfitta, ma vuole guadagnare tempo mantenendo aperta la possibilità di ricorrere nuovamente alla forza.
Anche l’Iran, tuttavia, sta giocando la partita del tempo. Il controllo di Hormuz rappresenta una leva formidabile perché trasferisce una parte crescente del costo della guerra sugli Stati Uniti e, soprattutto, sui loro alleati. Ma è una leva che può trasformarsi in una trappola: più a lungo il conflitto rimane congelato, più Washington può ricostituire le proprie scorte per una nuova fase di pressione militare. La partita diventa quindi una competizione sulla capacità di assorbire nel tempo il costo della crisi. Gli Stati Uniti possono contare sulle proprie risorse energetiche, finanziarie e industriali; l’Iran deve invece impedire che la pressione economica comprometta la propria stabilità e, nello stesso tempo, rafforzare i rapporti con Russia e Cina.
È soprattutto il Golfo a trovarsi esposto. Arabia Saudita ed Emirati devono fronteggiare la minaccia iraniana e, al tempo stesso, l’incertezza sull’impegno americano li spinge a cercare rapporti di sicurezza alternativi a Washington. E qui emerge un elemento coerente con la logica della National Security Strategy 2025: Washington non considera più necessario preservare ogni alleato alle condizioni del passato. Arabia Saudita ed Emirati si sono dimostrati incapaci di produrre valore strategico e hanno anzi accresciuto i costi e le vulnerabilità americane. Lo stesso vale, in modo diverso, per l’Europa. Così la guerra sembra avviarsi verso quella forma di conflitto endemico: una crisi permanentemente irrisolta, scandita da pause, logoramento economico, riarmo e nuove fasi di escalation.
