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Guerra

Soldati cinesi avanzano sull’Himalaya: cosa succede tra i due giganti nucleari

Nuove tensioni tra India e Cina: secondo Nuova Delhi, le truppe di Pechino sarebbero penetrate nel territorio conteso. Il fragile disgelo diplomatico rischia di trasformarsi in una nuova crisi.

Himalaya conteso, una vecchia disputa territoriale tra India e Cina è diventata violentaHimalaya conteso, una vecchia disputa territoriale tra India e Cina è diventata violenta

Sembrava che le rivali India e Cina fossero in qualche modo riuscite a recuperare i loro rapporti lasciandosi alle spalle anni di tensioni e scontri lungo il confine himalayano. Negli ultimi giorni sono tuttavia arrivate nuove segnalazioni di confronti tra le rispettive forze armate in Arunachal Pradesh, confronti che hanno riacceso i timori di un’escalation. Il disgelo diplomatico tra i due giganti asiatici apparirebbe insomma più fragile del previst.

Cosa succede tra India e Cina

A riportare la questione al centro del dibattito è stato Shatrujeet Singh Kapur, direttore generale della polizia di frontiera indo-tibetana (ITBP). Secondo quanto riportato dall’Indian Express, il funzionario ha riferito di diversi confronti tra militari indiani e cinesi lungo il confine dell’Arunachal Pradesh, alcuni dei quali iniziati a luglio.

Secondo il suo racconto, dopo un primo arretramento delle truppe, i soldati cinesi sarebbero tornati in numero maggiore, arrivando a installare tende tra sei e sette chilometri all’interno di quella che Nuova Delhi considera la propria linea di controllo.

Le dichiarazioni di Kapur hanno così provocato polemiche politiche in India, anche perché interventi pubblici così espliciti da parte di funzionari in servizio su questioni di confine sono insoliti.

Tensioni nell’Arunachal Pradesh

La disputa riguarda la Linea di controllo effettivo (LAC), una frontiera lunga circa 3.440 chilometri, mai interamente delimitata e caratterizzata da rivendicazioni territoriali sovrapposte. In tutto ciò ricordiamo che Pechino considera l’Arunachal Pradesh parte del Tibet meridionale, mentre Nuova Delhi rivendica l’intero territorio come parte integrante dell’India.

Le tensioni non sono una novità: nel giugno 2020, nella valle di Galwan, in Ladakh, uno scontro tra soldati dei due Paesi provocò la morte di almeno 20 militari indiani e quattro cinesi.

Questa è stata la prima escalation mortale lungo il confine dal 1975 terminata in un brusco deterioramento delle relazioni bilaterali. Da quel momento in poi, la presenza militare nella regione è rimasta significativa e gli incontri tra comandanti non sono riusciti a risolvere le controversie di fondo.

Tra disgelo e dubbi

Nel 2024 i due governi avevano concordato misure per ridurre le tensioni, aprendo la strada a una graduale ripresa dei rapporti. I contatti diplomatici sono proseguiti, sono stati compiuti passi per ripristinare i collegamenti aerei diretti e allentare alcune restrizioni sui visti.

La recentissima visita di Xi Jinping in India, a settembre, in occasione del vertice dei Brics, aveva alimentato le speranze di una normalizzazione. Non solo: ad agosto il consigliere per la sicurezza nazionale indiano Ajit Doval e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si erano incontrati a Pechino per discutere della questione confinaria. Ebbene, gli episodi in Arunachal Pradesh dimostrano che la situazione è ancora delicata.

Vecchie rivalità

La rivalità tra India e Cina non si limita alla dimensione militare. Nel 2025 il commercio bilaterale ha raggiunto circa 151 miliardi di dollari, ma con un forte squilibrio a favore della Cina, le cui esportazioni verso l’India hanno toccato circa 131 miliardi.

L’industria indiana dipende ancora da forniture cinesi di macchinari, magneti di terre rare, batterie e componenti farmaceutici. Le restrizioni imposte da Pechino su alcuni prodotti strategici hanno già evidenziato la vulnerabilità di Nuova Delhi.

Per l’India ci sono quindi due sfide. La prima: evitare che le tensioni di confine degenerino. La seconda: ridurre la dipendenza economica che limita i margini di manovra.

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