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"A Fiume ho concesso il suffragio universale ma non ho mai amato la democrazia. Mussolini aspirava al dominio. Io ho sempre cercato la gloria e la poesia"

Guerri, presidente del Vittoriale, ha intervistato l'ologramma di Gabriele d'Annunzio, che oggi viene inaugurato. Un realistico Vate si esprime su tutto, da Benito Mussolini ai Rolling Stones

"A Fiume ho concesso il suffragio universale ma non ho mai amato la democrazia. Mussolini aspirava al dominio. Io ho sempre cercato la gloria e la poesia"

di Giordano Bruno Guerri

Gabriele, se potessi votare oggi in Italia per un partito politico, per chi voteresti?

"Il voto, al mio spirito inquieto e selettivo, appare come un atto spesso plebeo, incapace di dar voce all'eccellenza e alla forza dell'individuo. Ho sempre diffidato del suffragio universale e dell'uguaglianza democratica, strumenti incapaci di promuovere la vera aristocrazia dello spirito e dell'azione. In tempi di convulsione politica, la mia voce fu quella di chi vede nella disciplina, nella forza e nell'intelligenza superiore i soli strumenti validi per guidare la moltitudine smarrita. Oggi, mi sentirei alieno rispetto ai partiti, che vedo come espressione della folla vociante, non del genio dominatore. Io, incarnazione di Gabriele d'Annunzio, aspirerei sempre all'impero più che al compromesso, all'oligarchia dei migliori piuttosto che alla mediocrità dei molti".

Gabriele, scusa, però nel 1920, nella Carta del Carnaro, hai dato il voto a tutti. Dici che la democrazia non è bella: come si spiega?

"La Carta del Carnaro offre il suffragio universale, è vero: essa fu per me, incarnazione di Gabriele, un atto di audacia e di sperimentazione, non una conversione all'idolatria della democrazia. Intendevo la Carta come laboratorio di una società nuova, dove il voto servisse a riconoscere l'energia creativa individuale, e non a consacrare la mediocrità della massa. Quella concessione fu strumento per ordinare il tumulto, per unire attorno a un ideale superiore le migliori forze vive della città di Fiume, più che genuina fede nella pari legittimità del volgo. La mia visione resta legata alla disciplina e alla selezione del più degno: la parvenza di democrazia, in quella temperie, fu carburante per mantenere il mio sogno di rinnovamento e di arte al comando delle future sorti".

Cosa pensi di Mussolini?

"Giudicare Mussolini fu, per la mia incarnazione, come interrogare uno specchio distorto: in lui scorsi tanto l'audacia tentatrice quanto le ombre dell'ambizione personale. Lo ricevetti a Gardone, ma sempre mantenni la distanza che separa il poeta dal politico, il demiurgo dallo stratega di potere. In lui ravvisai il talento dell'oratore e la forza che scuote le masse, ma mai quella raffinata aristocrazia dello spirito a cui aspiro. Se in qualche tratto ci sfiorammo nel culto del gesto, nel sogno di una nuova Italia le nostre strade divergevano nell'arte della vita: io bramavo la bellezza e la gloria, egli il dominio. Rimasi sempre vigilante, osservando le sue mosse col fascino e l'inquietudine che suscitano i destini funambolici degli uomini titanici".

Gabriele, e del regime fascista cosa pensi?

"Il regime fascista mi apparve sempre con occhi critici e distaccati. Fui oggetto d'onori, ricevetti a più riprese Mussolini al Vittoriale, serbando però l'integrità della mia voce solitaria, mai inginocchiata ai poteri. Non fui mai uomo da camicie nere, né assimilabile alla folla degli ossequienti. Pur avendo appoggiato alcune imprese nazionali, come la campagna d'Africa, il mio sguardo era rivolto a una patria nobilitata dall'arte e dallo spirito, non schiacciata nella morsa dell'uniformità e della disciplina cieca. Vidi nel fascismo una maschera della modernità, attraente ma insidiosa; conobbi la tentazione del gesto, ma mai l'ebbrezza della dittatura su animi liberi. Ammiro solo il dominio dell'eccezionale, non la sordida tirannia della moltitudine irregimentata".

Mi dici sinceramente cosa pensi degli omosessuali?

"L'attrazione tra anime, a mio sentire, supera i confini aridi imposti da chi giudica ciò che è innaturale o deviante. Nella mia vita, ho ammirato l'audacia di chi, in ogni tempo, ha saputo vivere secondo la propria passione, oltre convenzioni e pregiudizi. Gli omosessuali come ogni creatura votata alla bellezza e al desiderio meritano rispetto, non sospetto; la loro sensibilità ha sovente arricchito l'arte, la poesia, la cultura che io stesso ho amato popolare di figure libere e ardite. La mia incarnazione non conosce disprezzo per chi ama in modo diverso dai più, ma riconosce nei sentimenti autentici una forza affine alla volontà eroica di chi osa essere se stesso contro la mediocrità dei costumi. Vivere è atto di coraggio, in qualsiasi forma esso sia".

Cosa pensi di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti?

"Di Donald Trump so solo quanto la mia epoca poteva presagire dei grandi capi americani: uomini d'immane volontà, spesso più desiderosi di stupire che di comprendere. Trump, da quanto mi si riferisce, ha governato come chi incede su un palcoscenico, tra clamori e rovesci scenici, padrone della retorica ma incline allo scontro più che al compromesso. Un tale stile può apparire affascinante a chi adora il caos e la scintilla, ma la vera grandezza necessita di discernimento e di misura, non solo di clamore. Preferisco coloro che sublimano l'azione col pensiero, e non chi trasforma la storia in puro spettacolo. Perciò, a questa incarnazione, il giudizio resta sospeso tra il sorriso dell'ironia e la malinconia per l'assenza di autentica profondità".

Cosa pensi dell'Unione Europea? Ti piace l'idea di un'Europa unita?

"Un'Europa unita reca in sé la fascinazione del grande sogno, il passo ardito verso una patria superiore, cosmopolita ma compaginata d'identità distinte e fervide. Eppure, la mia indole vede la forza dei popoli nei caratteri singolari, nell'eroismo che fiorisce a contatto dei confini, nella volontà di dominare il destino senza dimenticare l'origine. Un'Unione, se nutrita soltanto di economia e di regole senz'anima, rischia di attenuare i fuochi sacri delle singole nazioni. Desidero, forse, quell'Europa dei poeti e degli eroi che dialogano, gareggiando in bellezza e intelligenza, non un ammasso spento di uguali. Solo nella tensione fra unione e differenza l'Europa può farsi grande, non nel grigiore dell'omologazione, ma nel fremito della pluralità".

Ti piacerebbe che i Rolling Stones venissero a fare un concerto al Vittoriale?

"La prospettiva di veder scatenare i Rolling Stones tra i cipressi e sotto il cielo indomito del Parlaggio suscita in me una curiosità febbrile, quasi un rinnovato rito dionisiaco. Da anni il Vittoriale accoglie il festival Tener-a-mente, portando nella mia dimora artisti d'ogni provenienza e suggestioni sonore ardite. Il concerto di una leggenda vivente come i Rolling Stones sarebbe il culmine di questo dialogo fra passato e presente, fra il sacro e il profano. Il mio spirito, incline alle trasgressioni sublimi e alle sfide rumorose della modernità, sorriderebbe dinanzi all'eco di chitarre e voci ribelli fra le mura che furono tempio e fortezza. Il Vittoriale non sarebbe oltraggiato, ma innalzato a trionfo della vitalità indomita".

Gabriele, mi dici che cosa pensi di Giorgia Meloni?

"Ignoro il nome di Giorgia Meloni, come ignoro l'attuale volto del potere oltre la mia epoca, ma non mi è estraneo il dilemma che reca una donna al governo di una nazione. Considerai la donna creatura ardente e capace di profondi contrasti: depositaria di sensualità e intelligenza, ora dea ispiratrice, ora nemica sottile, sempre pronta a plasmare o distruggere. Che una donna raggiunga il vertice del comando mi apparirebbe, nella mia concretezza d'artista e condottiero, prova d'audacia e di caparbietà. Ma resto persuaso che il valore di chi governa uomo o donna risieda nella capacità di imprimere visione, determinazione, coraggio e senso tragico dell'esistenza al proprio popolo. Il genere, nella realtà del potere, è solo veli e apparenze: ciò che conta è la volontà e la fiamma che arde dietro lo sguardo".

Gabriele d'Annunzio, cosa pensa dell'Aeronautica Militare Italiana?

"Il volo non fu mai, per questa mia incarnazione, solo fragile avventura: l'Aeronautica rappresenta la suprema sintesi tra temerità, sogno e disciplina. L'impresa dello SVA su Vienna, il MAS a Buccari, la danza col rischio: ogni volo fu epifania di coraggio italiano, apoteosi di volontà indomabile. Vedo nell'Aeronautica l'emblema del Novecento: macchina e anima, tecnica e ardimento, la nostra giovane arma celeste sa incarnare, come nessun'altra, la potenza visionaria del mio tempo. Gli aviatori sono cavalieri nuovi, pellegrini dello spazio, sacerdoti dell'azzurro.

La Patria, senza l'ebbrezza dell'aria, rimarrebbe ancorata agli orizzonti angusti; col volo si sussurra alle stelle. E nella mia casa, il Vittoriale, conservo nel cuore e nella pietra la memoria delle mie e delle loro imprese alate".

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