"Le mie mani sono pulite" e "sono più che mai motivato a fare il mio dovere fino in fondo, non mi lascerò destabilizzare". Era il 21 luglio, è passato quasi un anno esatto dalla tempesta giudiziaria sull'urbanistica milanese che travolse Palazzo Marino, con gli arresti domiciliari (poi annullati) dell'ex assessore Giancarlo Tancredi e le sue dimissioni e l'inchiesta emersa a carico dello stesso Sala per "false dichiarazioni su qualità personali proprie o di altre persone" e concorso in "induzione indebita a dare o promettere utilità". Dopo giorni di sturm und drang e confronti con i fedelissimi, Sala scese in Consiglio comunale e parlò per trenta minuti esatti, rievocando anche Tangentopoli, per difendersi dalle accuse e garantire: "Io resto". E "tutto ciò che ho fatto nell'arco delle due sindacature si è sempre esclusivamente basato sull'interesse dei cittadini. Non esiste una singola azione che possa essere attribuita a mio vantaggio". Il caso Tancredi e le recenti sentenze assolutorie sul progetto Torre Milano e su Park Tower hanno smentito le tesi dei pm. Ma il sindaco Sala si è trovato nell'ultimo biennio a riferire nell'aula di Palazzo Marino (quasi) soltanto di questioni giudiziarie più che dei progetti da mettere a terra nel rush finale del mandato. Ieri il caso della partecipazione nella società di consulenza Finalter su cui indagano Procura e GdF. Il 10 marzo, giorno in cui Guido Bardelli (mai indagato) rassegnò le dimissioni da assessore alla Casa dopo che sue chat private erano spuntate nelle carte della magistratura sull'urbanistica, Sala si presentò in aula al suo fianco e nel corso di una seduta infuocata spiegò anche perché fosse "doveroso prendere le distanze" dal decreto "Salva Milano", dopo mesi di pressing. Uno schiaffo alle "Famiglie Sospese".
Si è difeso invece fuori dall'aula dalle critiche, arrivate anche da Pd e Verdi, sulle recenti nomine nei cda: ha voluto a tutti i costi il dg Christian Malangone, indagato nelle vicende urbanistiche e sulla vendita di San Siro ai club, nel board di Atm dove siede anche Pietro Galli (nella foto), coinvolto nel caso Finalter di cui si è discusso ieri e l'avvocato Alberto Toffoletto - consulente legale del Comune per la vendita di San Siro - nel cda della Fondazione Triennale.
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