La vita media aumenta a ritmi impressionanti, e ci sono sobri professori secondo i quali vivremo fino a 150 anni entro un futuro relativamente vicino, ma ecco, più ne leggo e meno mi riesce di consolare alcuni dubbi primordiali.
Per esempio: l'homo sapiens ha almeno 50mila anni, ma l'aumento della vita media ha subito un'accelerazione rapidissima solo di recente: corpo a parte, siamo sicuri che la psiche, lo spirito, insomma la mente umana sia preparata a vivere per un periodo che la natura aveva previsto come inferiore? Vero è che l'adolescenza e la giovinezza si allungano, ma giocoforza l'esperienza della crescita finirà marginalizzata e passeremo da vecchi la maggior parte di una vita che rischierà di diventare mera ripetizione, tipicamente noia: quanti di noi hanno conosciuto anziani sanissimi che poi sono schiantati all'apparenza per un niente, come fossero stanchi di vivere? Nulla più del tempo, peraltro, viene relativizzato: una farfalla vive 24 ore, ma probabilmente le pare una vita intera, mentre un bambino di dieci anni pensa già di vivere da un'eternità: quale che sia l'aumento della vita media, dunque, ce ne accorgeremo? Sapremo apprezzarlo? La vecchiaia può smorzare le asprezze ma non di rado asciugare il cuore, incrostarlo di cinismo e di indifferenza: ne vale la pena? Insomma dottor Biagi, è proprio sicuro di voler fare un altro programma in Rai?
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