I briganti «scorretti» di Squitieri conquistano pubblico e critici

Bocciato dalle sale cinematografiche perché definito politicamente scorretto. Celebrato nelle università e nelle manifestazioni culturali. Parliamo del film «Li chiamarono Briganti» di Pasquale Squitieri proiettato giovedì sera a Roma, all’interno della Sala Agis di Via di Villa Patrizi. Inserito nel cartellone delle iniziative di «Arte e cultura: il brigantaggio nella tradizione popolare del Lazio», organizzate dall’associazione culturale Don Chisciotte, la pellicola del regista napoletano che racconta il fenomeno dei briganti ai tempi dell’Unità d’Italia ha richiamato in sala più di duecento spettatori rigorosamente selezionati. Tra di loro: il consigliere comunale di Roma Sergio Marchi, il presidente del Circolo canottieri Lazio Antonio Buccioni, il giornalista Francobaldo Chiocci, lo scrittore Massimiliano Morelli, Luigi Celori, il presidente di Don Chisciotte Massimo Bugli, l’amministratore delegato di Security Corps Bruno Parisi, le giovani attrici teatrali Annalisa Insardà ed Emanuela Tittocchia e il cantante Francesco Mancinelli. Applausi per il film e per il regista, giornalista e avvocato Pasquale Squitieri che ha svelato in sala gli aneddoti e le storie che lo hanno spinto a produrre un film sul brigantaggio.
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