I «buoni famiglia» per aiutare le donne

Dal 2001 a oggi, la Provincia di Genova ha finanziato 250 voucher di assistenza familiare attraverso i programmi del Fondo Sociale Europeo, per un totale di 296.557 euro stanziati per i buoni economici. Il «voucher» e, in particolare, quello di assistenza familiare, ha la finalità di favorire l'ingresso o il rientro delle donne nel mondo del lavoro, liquidando una somma a beneficio di chi ha a carico minori, disabili o anziani. La somma viene liquidata alle cooperative o ai consorzi che si occupano per la Provincia di fornire il servizio: l'assegnatario è la persona ma in realtà l'importo «vivo» del voucher che gli spetta (l'ammontare massimo per un disoccupato è di 2.890 euro mentre per gli occupati 1.700) viene girato direttamente alla struttura che svolge l'assistenza. Per ottenere questi aiuti le donne devono avere una capacità economica annua non superiore ai 15 mila euro (circa 1200 euro al mese) e essere inserite in un percorso di tirocinio, formazione promosso dalla provincia. Non è sempre garantita la copertura totale delle ore di attività dell'utente, la regolamentazione dei singoli casi viene istruita secondo la disponibilità dei fondi. Dai dati che rende noti la provincia emerge che il «tipo» di donna che chiede di usufruire del voucher di assistenza familiare è sposata, ha tra i trenta e i quarant'anni, ha un titolo di studio medio-alto (diploma o laurea) e ha bisogno del servizio per poter frequentare un corso di formazione. Si tratta di una donna che vuole rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità e vuole farlo attraverso una specializzazione che le consenta di avere maggiori opportunità nel mercato del lavoro. La percentuale delle utenti è divisa a metà tra italiane e straniere. L'assistenza richiesta nell'80% dei casi è il servizio di baby-sitter. «Il programma affronta un problema reale e molto grave - commenta Luca Beltrametti, ordinario di politica economica all'Università di Genova, autore di un libro proprio sul “sistema voucher” - si consideri infatti che la partecipazione delle donne di età 25-54 anni alla forza lavoro in Italia è 64,1% contro l'82,4% della Francia ed il 76,5% della media europea. Il tasso di occupazione femminile della Liguria (54,7%) è tre punti sotto la media delle regioni del nord. Peccato che non siano sviluppate negli anni passati adeguate sinergie con la Regione». Manca anche una valutazione concreta di questo programma che è già al secondo «mandato», senza aver relazionato sufficientemente della sua efficacia. Secondo Beltrametti, è un male «italiano»: «L'efficacia delle politiche andrebbe valutata caso per caso; purtroppo in Italia manca una cultura della valutazione ex-post delle politiche pubbliche: questo programma non mi sembra faccia eccezione».
Il voucher, inoltre, è stato apprezzato per il pregio di garantire una finalizzazione delle risorse rispetto agli usi individuati dall'ente pubblico ma i suoi costi amministrativi sono superiori rispetto alle erogazioni monetarie (processo di accreditamento degli erogatori, alla distribuzione ed al rimborso dei voucher, per fare due esempi). Inoltre, il limite Isee all'accesso al servizio è basso al punto di essere oggetto di osservazione dalla stessa provincia, come conferma la vice presidente Marina Dondero: «Cercheremo di verificare quanto questo limiti l'utilizzo e l'accesso ai voucher di assistenza. Metteremo sotto osservazione anche la comunicazione e la pubblicizzazione del servizio; è nostra intenzione sottoporlo a uno screening approfondito per valutarlo e migliorarlo».

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