Il documento che potete leggere qui sopra è sconvolgente. Riccardo Re, portandomelo, ha fotografato alla perfezione la situazione: «O cè da ridere, o cè da piangere». Cè gente che pensa che le primarie fossero le elezioni vere e che quindi Marta Vincenzi sia già sindaco; altri, i più colti, pensano che si tratti di «doppio turno» e che quindi ora tocca al ballottaggio; la Provincia, addirittura, non è pervenuta; la candidatura di Musso, che sarebbe unottima candidatura, è come se non esistesse. Oscurata da un battage mediatico su una consultazione che ha interessato 35mila persone, compresi gli immigrati che poi alle elezioni vere non votano. Ma che è stata fatta passare come una cosa seria.
Pensate che questo articolo nasce da una segnalazione di una cortesissima signora che ha sentito frasi del genere al mercato e me le ha segnalate. Una signora che ha a cuore laffermazione di Musso, della Casa delle libertà, ma che soprattutto ha a cuore una Genova migliore. Pensavo scherzasse, speravo esagerasse, temevo che dicesse sul serio. Diceva sul serio.
Lho scritto, lho detto e lo ripeto: è colpa della stampa e delle televisioni che hanno dato uno spazio incredibile a elezioni dalla validità simile a quella delle Giovani Marmotte, senza offesa per il Gran Mogol. Cioè il mondo dellinformazione genovese a testate unificate, esclusi noi. Ed è colpa anche di tutti coloro che, nella Casa delle libertà, si sono prestati al gioco. Dimostrando non solo di non capire i propri elettori, il che accade molto spesso. Ma anche dimostrando di non capire molto di politica: come si può andare a rimorchio di qualcosa di finto, dandogli credibilità? Scusate il termine tecnico, ma credo che lunico commento adeguato alle primarie dellUnione fosse «Ma chi se ne frega». Siamo allabc della politica.
E così ci troviamo in una campagna elettorale in cui Marta Vincenzi evita, per ora, i confronti con Enrico Musso con argomenti risibili, tipo che non ha un programma scritto. É una scelta secondo me non particolarmente lungimirante. Ma è una scelta legittima. Soprattutto, è una scelta da volpona della comunicazione, da politica navigatissima che sa che - quando si è in vantaggio, soprattutto in presenza di un candidato valido - occorre fare di tutto meno che legittimarlo.
E, di fronte a questo atteggiamento, un po maleducato, un po saccentello, un po sgradevole, ma comunque - ribadisco - pienamente legittimo, cosa oppone Musso? Una signorilià senza confini: va alla presentazione del superlibro di Marta e prende ordinatamente appunti; ascolta con attenzione liniziativa della Regione sui precari e la elogia. Tutte idee spiazzanti e nuove.
I CATTIVI MAESTRI DELLE PRIMARIE
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