La missione Artemis II si è conclusa con successo quando questa notte, alle 02:07 ora italiana, la navicella Orion ha ammarato nelle placide acque del Pacifico dopo il suo viaggio intorno alla Luna. Uno dopo l’altro, i quattro membri dell’equipaggio, Christina Koch, Reid Wiseman, Victor Glover e Jeremy Hansen, sono usciti dal modulo che li ha ospitati per quasi 10 giorni nel loro viaggio spaziale, e imbarcati sugli elicotteri della Marina sono stati traghettati sul ponte della nave anfibia USS J. P. Murtha che li attendeva al largo di San Diego.
Lo splashdown
Lo splashdown, così viene chiamato l’ammaraggio, si è concluso regolarmente e in sicurezza, e dopo le procedure di rito, gli astronauti che hanno percorso più di un milione e centomila chilometri nello spazio, hanno salutato sorridenti gli specialisti della marina che li hanno accolti. Per il capo della Nasa, Jared Isaacman, Artemis II "è stata una missione perfetta”. I dati raccolti nella missione, che dopo 56 anni ha riportato l’uomo nell’orbita lunare, "sono preziosi per preparare la missione Artemis III” ha proseguito Isaacman, che ora guarda alla progressione del programma spaziale che punta all’allunaggio di Artemis IV nel 2028.
I dati raccolti
Dopo il contatto con l’acqua, la capsula Orion è stata raggiunta dai team di recupero della NASA e della Marina, che, completate le verifiche di sicurezza, hanno assistito l’equipaggio, estratto e trasferito su mezzi di supporto, quindi issato su elicotteri militari diretti verso la nave, mentre i sommozzatori fissavano cavi di traino alla capsula Orion che verrà trasferita al Kennedy Space Center, dove sarà sottoposta a un’analisi dettagliata per valutare prestazioni, sistemi e dati raccolti durante la missione. Gli astronauti, invece, dopo essere stati accolti tra gli applausi sulla nave anfibia della US Navy, sono stati trasferiti al Johnson Space Center di Houston dopo una prima fase di monitoraggio medico a bordo.
Lo scudo termico ha resistito a 2700 gradi
Nella fase di rientro, gli astronauti sono stati sottoposti a una forza superiore ai 4g, approssimativamente quattro volte l’accelerazione di gravità percepita sulla Terra, e sono stati sottoposti, seppur protetti dalle loro tute spaziali, alle altissime temperature che hanno sollecitato la capsula protetta dallo scudo termico che ha resistito a quasi 2700 gradi centigradi mentre rientrava nell’atmosfera a più di 30mila chilometri orari. Prima che tre diversi sistemi di paracadute frenassero il viaggio della navicella, che si è posata, senza imprevisti, sulla superficie calma dell’oceano Pacifico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accogliendo con entusiasmo il rientro di Artemis II, ha rilanciato le ambizioni spaziali americane, ricordando come la vera ambizione del programma Artemis, o “prossimo passo”, non sia semplicemente il ritorno sulla Luna, ma gettare le basi per raggiungere Marte.