I due eroi che rastrellavano le bombe

Il giorno 30 novembre 2008 è apparsa sui giornali locali la notizia della morte di un pensionato genovese, l'ottantasettenne Giovanni Reparati, vittima dell'incendio scaturito da una coperta elettrica. Una brutta notizia di cronaca, che merita un approfondimento.
Era del secolo scorso, il sig. Giovanni, nato nel 1921 a Ronco Scrivia. Da giovane aveva studiato a Genova, era geometra. Preciso, ordinatissimo, con una testa tutta sua, cominciò ad affermarsi nella vita. Non fu mai attratto dal luccichio delle sciocchezze, ma dalla concretezza delle cose sensate, come ogni vero ligure. Furono poi anni di militare, di guerre, e Reparati fece strada per le sue spiccate caratteristiche. Si distinse come artificiere, come sergente d'artiglieria. Sapeva disegnare perfettamente ogni ordigno, ogni mezzo, ogni postazione. Fece la prima parte della guerra presso il Comando Difesa Territoriale, occupandosi di cannoni, munizioni, postazioni d'artiglieria costiera. Prestò la sua preziosa conoscenza degli strumenti bellici per il Servizio Rastrellamento Bombe, cioè l'organo preposto, su tutto il territorio provinciale, alla neutralizzazione delle bombe inesplose dopo le azioni nemiche. Le squadre accorrevano dopo le incursioni e, con perizia e cautela assolute, provvedevano a disinnescare i grossi ordigni angloamericani che non erano esplosi all'impatto, ma che potevano farlo in qualunque istante successivo causando altre morti e distruzioni.
Il sergente Reparati fu uno di quei militari che mise in sicurezza la famosa bomba d'aereo inglese che ancora giace - inesplosa - sotto piazza De Ferrari, tra i portici dell' Accademia, il marciapiede e l'attraversamento pedonale verso via XX Settembre. Si accendevano antiche polemiche, dal racconto di Giovanni. Quella bomba, giurava, non può esplodere in nessun modo, a dispetto degli scettici e dei curiosi di oggi. Loro, i tecnici militari dell'epoca, non erano riusciti ad estrarla e a disinnescarla, caso unico in tutto il loro pluriennale servizio. L'avevano pertanto neutralizzata seppellendola sotto una spessa gettata di cemento, e la sua presenza riappare ogni volta che si deve effettuare un lavoro nella zona.
Dopo l'8 settembre 1943, molti soldati cercano di sottrarsi alla prigionia e ai richiami della Repubblica di Salò, dandosi alla macchia, ma c'è anche chi sceglie di presentarsi solo per assolvere ad una funzione che è tesa al bene comune, per essere utile in qualche modo, non certo per spirito fazioso. Il Servizio Rastrellamento Bombe è un gruppo di tecnici anomalo e un po' guascone. Lo comanda l'ottimo ingegner Vittore Personeni di Clusone. Nel Servizio, già del Regio Esercito e ora repubblicano, confluiscono, oltre ai tecnici come Reparati, sbandati di ogni provenienza, militari puniti, fuggiaschi, renitenti e disperati, idealisti e banditi. Non sono molti, ma sono specialisti, e anche i tedeschi li apprezzano. Tra loro, un militare che dopo la guerra diventerà il più giovane notaio d' Italia: Ottavio Ferrando di Bolzaneto.
I due, Reparati e Ferrando, raccontavano una realtà storica oggi misconosciuta. Corsero, i soldati, dopo i bombardamenti di Recco, Zoagli, Rossiglione, Arenzano, Voltri, Rapallo, Certosa, Bolzaneto, Ronco Scrivia (dove furono disinnescate le due grosse bombe americane che ancora oggi si possono vedere in quel Comune). E ogni volta contribuirono a limitare danni materiali e a salvare vite umane, silenziosi e modesti. Avevano accesso a documenti riservati, quelli del Servizio. Con discrezione, usando timbri tedeschi, o linee telefoniche riservate, riuscirono a far giungere notizie a nostri militari internati in Germania; riuscirono ad arruolare - per tutto il periodo dell'occupazione nazista - un giovane studente ebreo ungherese fuggiasco, un certo Herzog, che fu ribattezzato italianamente Principe, con tanto di documenti falsi ma credibilissimi. Herzog-Principe si salverà. Riuscirono, quelli del Servizio, a tutelare tante vite anche al prezzo della loro, come successe, per esempio, al sergente Sessarego, morto per incidente nel 1944, o al parigrado Della Porta, caduto lo stesso anno.
Avevano una loro etica, quelli del Servizio, un'etica romantica e non scritta, quasi anarchica: non amavano i Comandi militari, ricambiati, ma i Comandi dovevano tenerseli buoni, perché quelli del Servizio erano insostituibili; aiutavano chiunque fosse in pericolo, o vittima di soprusi, senza alcun limite di razza, colore, religione o ideologia; passarono pertanto tra le loro fila partigiani scampati, fascisti puniti, russi e mongoli prigionieri insofferenti dei tedeschi, ebrei, militari responsabili di insubordinazione, civili rastrellati per le strade. Tutti trovarono protezione e comprensione negli uomini del Servizio. I disegni delle armi tedesche, abilmente realizzati dal sergente Reparati, filtravano al di fuori, verso gli uomini in contatto con gli Alleati. Fu persino destinato, il nostro sergente, nei pressi di Brescia per frequentare un breve corso sulle tecniche per disinnescare le telearmi tedesche. La guerra finì prima e il corso non si tenne, ma è indubbio che anche i tedeschi stimavano i buoni tecnici italiani, e che - qui sta una pagina inedita della storia dell'ultima guerra - essi progettavano di poter impiegare le «bombe volanti» anche sul fronte italiano, o di addestrare i nostri militari per mansioni legate comunque al loro utilizzo. Il sig. Reparati conservava ancora come una reliquia il biglietto ferroviario timbrato Genova Principe-Brescia, con tanto di aquila nazista.
Nelle giornate convulse della fine della guerra, furono anche gli uomini del S.R.B. a contribuire al salvataggio di tante opere civili che erano state minate dai tedeschi. Fu proprio il Reparati a staccare i contatti di tutte le mine dai ponti della zona compresa tra Mignanego - Campomorone - Pontedecimo - Sampierdarena, ma poi i meriti furono attribuiti a non meglio specificate «forze partigiane». Giovanni minimizzò sempre il proprio operato, rifiutando di mettersi in mostra, considerando le proprie azioni solamente il frutto di un'educazione al dovere tipicamente militare.
Anche i vincitori americani non smisero di utilizzare gli uomini del Servizio, apprezzandone le ottime capacità operative. Passati molti anni da quei giorni, i due ultimi reduci del Servizio, il notaio Ottavio Ferrando e il geometra Giovanni Reparati, ebbero un breve, meritato momento di popolarità. Nel 1996, cinquantadue anni dopo la distruzione di Ronco Scrivia, quel Comune, in occasione della consegna della Medaglia di Bronzo al Valore Civile, assegnò solennemente ai due ex-militari attestati e medaglie «...in riconoscimento dell' opera svolta in favore della cittadinanza durante la 2a guerra mondiale».

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