I pacifisti nostrani

Ruggero Guarini

Nessuno di loro finora ha mai chiamato fascista quel perfetto esempio di regime totalitario e liberticida che è da cinque lustri e rotti l’Iran creato da Khomeini. Nessuno di loro finora ha giudicato assassini i discorsi con cui il suo premier attuale, Ahmadinejad, ha recentemente invocato la cancellazione dello Stato di Israele. Nessuno di loro finora, dopo ognuna di quelle imprese (stragi, decapitazioni, omicidi rituali e simili) con cui un giorno sì e l’altro pure, in quasi tutti i Paesi islamici, ma all’occorrenza anche in quelli occidentali, bande di feroci assassini sbandierano i loro paradisiaci ideali di morte, ha evitato di spiegarci che tutto questo ce lo meritiamo. Nessuno di loro finora ha mai smesso di definire fascisti e assassini Bush e i suoi amici e alleati.
Questo atteggiamento soavemente suicida è soltanto l’altra faccia del grande miraggio pacifista di questa sinistra tuttora stordita dal crollo del comunismo. Che è il miraggio di un mondo senza nemici. Di un mondo in cui tutti devono essere e sentirsi amici di tutti. Di un mondo in cui ognuno ha il dovere di riconoscere in ogni altro un amico. Di un mondo in cui è proibito immaginare che esistano dei nemici. Di un mondo in cui non è assolutamente consentito sentirsi a propria volta nemici di coloro che si dichiarano nostri nemici e ci trattano come tali. Di un mondo in cui è dunque proibito percepire e trattare il nemico come nemico. Di un mondo in cui percepire e trattare il nemico come nemico non può che essere un segno di inferiorità morale. Di un mondo infine in cui, se ci accade di sentirci minacciati da un nemico deciso ad annientarci o a sottometterci, questo può voler dire soltanto che siamo così accecati dal nostro odio da meritarci il loro.
Questo sogno di un mondo abitato soltanto da amici incontra tuttavia un limite logico insuperabile nel dovere che questi sognatori hanno di vedere dei nemici in tutti coloro che non condividono il loro sogno. Dunque nemmeno loro possono fare a meno di un nemico. Anzi proprio il sognatore di un mondo senza nemici, di un mondo abitato soltanto da amici, di un mondo votato all’amicizia universale, è condannato, paradossalmente, a vedere in chi non condivida questo suo sogno non un nemico qualsiasi, bensì il suo solo autentico nemico. Nessuno infatti come il sognatore di un mondo senza nemici, di un mondo abitato soltanto da amici, di un mondo in cui lo stesso concetto di nemico sia soppresso e cancellato, ha il dovere di figurarsi un nemico essenziale e assoluto, e questo nemico non può non essere il turpe popolo di coloro che non sognano il suo sogno. Questi sognatori riescono insomma a sentirsi amici di tutti, persino dei terroristi islamisti, fuorché di chi si ostina a immaginare che quegli angioletti siano dei veri nemici.
La posizione della nuova sinistra mondiale di fronte agli affronti e alla minacce del terrorismo islamico corrisponde del resto esattamente all’intrepido motto con cui la sinistra degli anni Cinquanta, durante la guerra fredda, reagì alle minacce e agli affronti del comunismo sovietico. «Meglio rossi che morti» dicevano allora. «Meglio maomettani che morti» pensano oggi. Gratta il pacifista senza se e senza ma di oggi e trovi il partigiano della pace in salsa stalinista di mezzo secolo fa.
guarini.r@virgilio.it

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