«I poeti che io amo ci insegnano a criticare il potere»

Cari ascoltatori di Lugano, io credevo di venire a una lettura di poeti, ma ho sentito anche delle lezioni di letteratura!
Non mi aspettavo che un professore ricevesse delle lezioni. Ma sono abituato dal tempo. Quando ero giovane andavo a sentire le lezioni dei professori. Dopo, quando diventai un professore, andai a sentire le lezioni dei professori. I miei colleghi ne sapevano più di me quando andai in America e mi trovai costretto a spiegar delle cose che non avevo mai letto.
Ora ho scelto un poeta, da leggere stasera; che suppongo non sia conosciuto da nessuno ma, se c’è qualcheduno che ha letto le poesie di Campanella, alzi il braccio. (Nessuno alza il braccio, ndr). Ecco, allora sono un uomo utile. In questi dieci minuti vi dirò qualche cosa di un uomo nuovo per voi.
È un frate, un frate del Seicento, nato nel 1568 e morto nel 1639. Nella sua vita ha passato 27 anni in carcere. Abilissimo nell’usare tutte le forze del carcere. Era diventato simpatico ai suoi carcerieri... e alle donne dei suoi carcerieri. Era un uomo incredibile; nato in un piccolo paese del sud dell’Italia, era diventato un uomo universale, perché pensava con la mente di Dio; credeva di pensare come Dio, di essere il Dio del momento e si rivolgeva non ai napoletani del suo regno, ma a tutto l’universo.
Quindi noi siamo di fronte al fenomeno curioso di un uomo, di un semplice figlio di contadini che arriva con la mente a colpire tutte le più grandi idee del tempo. È conoscente e impara anche che esiste Galileo e che Galileo ha trovato la circolazione dei mondi. E questo non lo spaventa, anzi lo rafforza nella sua più ferma opinione che il mondo è tutto abitato, che non solo ognuno di noi, ma che la terra è un essere vivo, che gli astri sono degli esseri vivi, che la luna ha un’anima, che la terra ha un’anima e in questa lotta di anime si compone la personalità di Dio. Dio è il Dio della lotta fra le parti di se stesso e queste parti di se stesso collaborano a una grande opera, una grande opera che è come il mangiare. Dio mangia, Dio mangia le anime; Dio le mangia, le fa germogliare dentro il suo corpo e le restituisce rinnovate.
Quindi, con i suoi superiori (Campanella) trova sempre il modo si scansare le obiezioni che si potrebbero fare a un cattolico dicendo: «Ma io credo in Dio e credo in Dio onnipossente; soltanto conosco i valori di ciascuna persona; anche del più piccolo animale». Gli animali sono come l’uomo, l’uomo è come gli animali.
Questa vittima dell’Inquisizione ha lasciato parecchie opere in latino, in italiano e molti versi nella sua lingua italiana, che è l’unica lingua sincera del Seicento. Nello stesso momento che abbiamo il fenomeno del Marino, dell’uomo della poesia stucchevole, della poesia fermentata studiata per piacere al pubblico, Campanella è uno che si infischia del piacere al pubblico, che parla con la verità, con la verità dei sensi, che sente la virtù dei sensi, la forza dei sensi.
Questa è una poesia che fa di questo uomo qui un precursore delle dottrine più socialiste, comuniste. Tanto che molti studiosi russi sono venuti a studiarle in Italia. Perché è un precursore di Marx. È curioso che venissero a studiare in Italia un precursore della loro epopea.
Eccolo qua; lo leggo perché non lo so a memoria. L’ho letto parecchie volte da quando ero giovane: (Il titolo della poesia è Della plebe, ndr)
«Il mondo è una bestia varia e grossa,/ ch’ignora le sue forze; e però stassi/ a pesi e botte di legni e di sassi,/ guidato da un fanciul che non ha possa»
Questa massa è guidata da un bambino, da un bambino-re; eppure non lo sa, non lo sa che può essere lui il re. Il popolo potrebbe essere il re, ma non lo è, perché è vigliacco.
«Chi egli potrà disfar con una scossa»: basterebbe che si scrollasse, e il re cadrebbe. «Ma lo teme e lo serve a tutti spassi». E il popolo si presta alle feste del re. «Né sa quanto è temuto, che i bombassi/ fanno un incanto, che i sensi gl’ingrossa». Sui bombassi si è discusso molto in Italia dai commentatori che cosa volesse dire: probabilmente sono strumenti di ingrandimento delle parole, come noi oggi purtroppo conosciamo attraverso la radio.
«Cosa stupenda! E s’appicca e imprigiona». Vedete la figura di questo popolo che permette, che s’appicca, e imprigiona se stesso, che crea le ragioni per cui il tiranno lo sottomette, lo porta alla morte e alla vergogna. «... e s’appicca e imprigiona/ con le man proprie, e si dà morte e guerra/ per un carlin di quanti egli al re dona». Un carlino era il centesimo nostro e con un centesimo che paga al sovrano (il popolo) si fa impiccare e maneggiare. «Tutto è suo quanto sta fra cielo e terra;/ ma no’l conosce: e se qualche persona/ di ciò l’avvisa, é l’uccide e l’atterra». Quando voi difendete il popolo siete ricompensati con la morte. Il popolo vuole essere ingannato. È una cosa spettacolosa come in quattordici versi si raggiunga una filosofia e una metafisica!
Non ho altro da dire (applausi, ndr).
Non avevo forza per dare più a lungo lettura... (sottovoce, ndr)

Casarin: «Credo che il pubblico abbia gradito un Prezzolini inedito. Un Prezzolini abituato sempre nelle conferenze, nelle varie aule magne, nei licei, nelle università, ed è stata una gioia mia; ho quasi le lacrime agli occhi. Perché ho fatto il conto ieri sera assieme a mia moglie, dato che non sono un matematico. Oggi sei arrivato a 36535 giorni. Chissà quanti giorni ancora per poter arrivare a quanti anni! Ed è stata ancora una gioia mia: in tre anni sei venuto qui da noi per la quarta volta. E tutte le volte dicevi: no, basta, sai che cosa vengo a fare in libreria? I miei libri se vanno o non vanno: tanto se la gente vuol comprare i miei libri, li compra anche senza venire. Ed è stata ancora la cosa migliore, la cosa più bella per il mio cuore quando l’altro ieri mi hai detto sì, vengo in libreria, vengo e facciamo i “poeti a modo mio”.
C’è una magnifica bibliografia che ha fatto suor Margherita Marchione: Prezzolini, un secolo di attività. Lettere inedite e bibliografia di tutte le opere a cura di Margherita Marchione. Qui dentro c’è da conoscere tutto il Prezzolini edito ed inedito. Grazie signori, grazie! (applausi, ndr)».

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