Si partiva da Milano in pullman. Quarant'anni fa. E la Marcialonga era un'avventura da eroi. Una parola che faceva quasi male a pronunciarla. Un po' come quando si partiva per il ciclismo pionieristico, quello delle strade eroiche, tornato in voga oggi giorno. Si partiva e si parte ancora con almeno un briciolo di allenamento: quello di chi corre a piedi un po' tutto l'anno e quello dei weekend con gli sci da fondo: mete vicine, Livigno e Bormio, ma anche Colle Val Serina, Piani di Bobbio, persino Pian del Tivano. Quando c'è neve. C'era una Milano che caricava - tutti impilati per bene - gli sci da discesa. E c'era una Milano più umile. Quella che con le partenze in gruppo poteva risparmiare, ma era anche più bello. Quella, forse, più abituata alle grandi e lunghe fatiche. Estrazione: contadina, Alpini e gente del Cai. Che spesso equivale a camminate a ritmo di canzoni, da cantare e ricantare in coro nei rifugi. Magari sotto l'effetto del buon vin brulé. Gli uni e gli altri, in pullman. Alla conquista di un lungo tracciato fra paesi in festa e montanari deliziati, per un giorno spettatori loro della fatica altrui. «Solo che i tempi cambiano e questi meravigliosi fra i settemila iscritti, che noi chiamiamo marcialonghisti, non si organizzano più attraverso gli sci club e non arrivano più su con il pullman» ci racconta Gloria Trettel, donna coi baffi nel senso che ha in mano lei l'organizzazione di uno degli eventi più belli e internazionali di sport-turismo-aria aperta. Un evento per quasi 8000 («chiusura forzata a 6.979 e anticipata da oltre un mese, perché impossibile gestirne di più il prossimo 27 gennaio») che decidono di affrontare su due pezzettini di legno da sciolinare e via, a suon di racchette e braccia, una distanza impegnativa come questa: i 70 chilometri canonici. Quelli della Marcialonga. «Una strategia anti stress che consigliamo sempre di più a tutti. Soprattutto ai milanesi dice la Trettel, trentina innamorata di Milano - anche se poi quando vengo qui da voi resto incantata agli incroci che brulicano di gente». Da 40 anni, infatti, sulla neve della Val di Fiemme e Fassa, la Marcialonga va in scena col suo bagaglio di tradizione che porta anche ricchezza. E quello del 2013, il 27 gennaio, sarà un compleanno importante. Da festeggiare anche con un evento vintage: presentarsi alla vigilia per la versione «Hold Style», con ai piedi sci d'epoca, abbigliamento di lanaccia e calze alte sopra i pantaloni! C'erano i pullman che adesso non ci sono più «ci si organizza in famiglia, è un evento per gruppi sportivi o per coppie o singoli, si cerca l'hotel su internet e via ». Per arrivare al quartier generale di Predazzo, ci arrivano eccome. Un bel «team» quello che la Lombardia ha organizzato per il 2013 (637 sciatori contro i 1.
022 dal Trentino, ma i lombardi sono stranamente il doppio dei veneti). «Un leggero calo si è registrato a Milano e provincia continua Gloria Trettel perché guardando indietro, 20 anni fa, era la provincia più numerosa: superava persino Trento».I pullman, i canti e il vin brulé Milanesi eroi alla Marcialonga
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