Ma quanto sembrano nuovi questi Rolling Stones, in giro non si sente nulla che abbia il loro suono, forse arrivano dal passato o magari dal futuro, di certo non dal presente visto che sono rimasti tra le ultime big band (non nel senso di jazz o di swing ma proprio di grande gruppo) a suonare con quegli strumenti in via di estinzione come l'armonica a bocca, l'organo o addirittura la chitarra elettrica.
Ci vuol poco a entrare nel mondo di Foreign Tongues, il loro venticinquesimo album in studio in sessantaquattro anni di carriera, che sono pochini ma talvolta hanno trascorso anche quasi dieci anni senza farne uno, basta sentire il riff di Rough and twisted con quell'intreccio di chitarre, una delle quali cita, chissà quanto involontariamente, Day tripper dei Beatles, e attendere quei pochi secondi per uno "yeah" sguaiato che fa molto Delta del Mississippi ed è il benvenuto di Mick Jagger a quattordici nuove canzoni che hanno tutti i compiti possibili e immaginabili tranne uno: stupire.
Non c'è più bisogno che i Rolling Stones stupiscano, l'hanno fatto per decenni e come loro nessuno mai. I Rolling Stones devono confermare, devono dare il segnale che resistono e con loro rimane in piedi ciò che resta di un'epoca, di un modo di far musica e poi di viverla. "Quando abbiamo finito di registrare il precedente disco Hackney diamonds - ha spiegato proprio Mick Jagger - ci erano rimaste molte canzoni, cosa che talvolta capita ma talvolta anche no. Quando abbiamo registrato il disco Black and blue (mezzo secolo fa esatto - ndr) avevamo solo 8 canzoni, invece stavolta sono rimaste fuori molte canzoni e abbiamo deciso di fare subito un altro album con alcuni di quei pezzi, ma non così tanti".
Rimane da chiedersi come lui, nato il 26 luglio 1943, riesca ancora adesso a cantare Mr Charm con la stessa vogliosa sensualità di quando sgambettava neanche ventenne al Marquee Club di Londra al 165 di Oxford Street dove oggi c'è tutt'altro ma resta l'eco di quei concerti fumosi e ingenui. Era un Mick Jagger punk ante litteram come oggi, qui nella tiratissima Hit me in the head, è punk dopo che il punk è morto da un pezzo.
Dopotutto gli Stones non pagano pedaggio, entrano dove vogliono, persino nel repertorio di Amy Winehouse per portarsi via un brano e risuonarlo a modo proprio perché le cover a loro sono sempre piaciute e senza le cover non avrebbero spiegato ai "white americans", agli americani bianchi, quanto fossero grandi Robert Johnson o Muddy Waters o Chuck Berry. You know I'm no good perde per strada tutta la Amy Winehouse che conosciamo e ne tira fuori le radici perciò è quasi irriconoscibile, sofisticatissima ma forse non così riuscita. "In un modo strano, quella canzone era destinata a incontrarci da qualche parte in qualche modo - ha raccontato Keith Richards che è più giovane di Mick di sei mesi -. Ho sempre pensato è inevitabile che io la incontri più avanti, sapete quel tipo di cose che ti aspetti accade e invece sfortunatamente non è accaduto. Così ho pensato: Se faremo un'altra cover, sarà quella di Amy". Missione compiuta anche se funziona molto di più, per dirla tutta, Beautiful Delilah di Chuck Berry che dal vivo hanno suonato finora solo una volta, il 13 aprile 1964 al Saturday Club della Bbc e che qui sembra proprio uscire dagli anni Sessanta con Jagger che ringhia e miagola proprio come un bluesman in un juke joint di Memphis.
Uscire dal tempo e fermarlo.
Così c'è Paul McCartney che suona il basso come in Hackney diamonds (il brano è Covered in you), qui e là spuntano Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e Robert Smith dei Cure e in quasi tutte le canzoni si sente Stevie Winwood, che nella sofferta Jealous lover suona l'Hammond sotto il falsetto di Jagger: "L'America ha Stevie Wonder, noi abbiamo Stevie Winwood" dice Ron Wood, che non è manco ottantenne e quindi è il giovane del gruppo e difatti il 17 luglio sarà al Lucca
Summer Festival con la sua band prêt-à-porter nei momenti di svago. Invece i Rolling Stones torneranno dal vivo il prossimo anno, magari emergendo dal passato oppure ritornando dal futuro. Intanto qui suonano sempre nuovi.