I vent'anni della Fondazione De Carneri, che ha sposato la scienza all'amore

Nata nel 1994 per ricordare il professor Ivo de Carneri, professore di parassitologia, l'onlus si batte attraverso progetti e iniziative per sconfiggere le malattie parassitarie nei Paesi in via di sviluppo. Con una missione in più: formare sul posto il personale sanitario di domani

Lo cantava anche Ligabue: «L'amore conta conosci un altro modo per fregar la morte?...» Ivo de Carneri all'amore ha sempre sposato la scienza. Professore ordinario di parassitologia all'Università di Pavia, consulente dell'Organizzazione mondiale della sanità, trecento pubblicazioni scientifiche all'attivo, la frontiera della medicina da conquistare centimetro per centimetro, ogni giorno. Il suo lavoro, il suo impegno, la sua vocazione è adesso la fondazione che porta il suo nome, vent'anni quest'anno, e un'orizzonte sempre da inseguire. La Fondazione Ivo de Carneri è onlus e ong, il suo obiettivo migliorare la salute nei Paesi poveri, la sua missione la lotta alle malattie parassitarie, malattie gravissime che nascono nella povertà di cui diventano causa, in un circolo vizioso che non finisce mai, malattie infettive e parassitarie, comprese quelle tropicali, quasi sempre dimenticate, prevenibili, che potrebbero essere curate con poco. Malattie che quando non uccidono condizionano pesantemente la vita quotidiana di adulti e bambini, frenano fino a bloccare lo sviluppo socioeconomico del Paese. Un nemico nascosto ma micidiale.
C'è da combattere, c'è da vincere. Sull'isola di Pemba, arcipelago di Zanzibar, Tanzania, la Fondazione porta avanti da sempre progetti di cooperazione per sostenere e rinforzare il sistema sanitario locale nella diagnosi e cura delle malattie più diffuse. Per questo è nato all'inizio del nuovo millennio il Laboratorio di Sanità Pubblica Ivo de Carneri, in collaborazione con il Ministero della salute locale, riconosciuto dell'Organizzazione mondiale della sanità: quarante persone assunte, tutte del posto, qualche centinaio di operatori sul campo, cioè la ricerca scientifica e l'assistenza sanitaria basata sulle risorse stesse del Paese, la formazione e la valorizzazione del personale locale come cuore del progetto della fondazione. Una scommessa sul futuro oltre che un impegno etico.
Vent'anni e tante iniziative. Il sostegno al Dispensario materno-infantile che cura gratis madri e bambini, cento visite al giorno di media, grazie a una clinica mobile che raggiunge tutti i villaggi, soprattutto quelli più lontani; l'impegno per l'ospedale di Chake Chake per la riabilitazione dell'attività chirurgica, dove chirurghi italiani si alternano nel prestare la loro opera sul posto; il lavoro, fondamentale, sul risanamento delle fonti idriche contaminate.
Le responsabilità quotidiane per migliorare le condizioni di salute pubblica che si sposano con l'impegno a cambiare le condizione socioeconomiche e ambientali attraverso progetti zootecnici e agricoli mirati a favorire lo sviluppo del tenore di vita della popolazione dell'isola. Vent'anni sono l'età più bella della vita. Soprattutto se spesi bene.