I vetri «doc» di Murano erano made in China Truffati milioni di turisti

Come nel film «Gomorra», dove un sarto - campano doc - viene ingaggiato dai padroncini cinesi per insegnare agli operai, stipati nei laboratori-lager di Napoli, a tagliare e cucire abiti su misura. Ora facciamo un salto di mille chilometri: da Scampia ci trasferiamo a Venezia; sostituiamo i vestiti con oggetti di vetro; al posto del sarto partenopeo, prendiamo un maestro di Murano. E il gioco è fatto. Ecco pronto un gigantesco emporio di oggetti griffati «made in Murano», ma rigorosamente «made in China».
Imitazioni ben fatte, anche perché - è risaputo - i vetrai di Murano sono ottimi insegnanti e gli apprenditi orientali eccellenti allievi. Un mix truffaldino ideale per spennare milioni di turisti: un esercito dal portafoglio facile convinto di acquistare «manufatti artigianali», cui venivano invece propinate «cineserie» in stile muranese. Ma - almeno per il momento - il business è stato interrotto dalla Guardia di Finanza di Venezia che ieri ha sequestrato l’impressionante quantità di 11 milioni di pezzi contraffatti, denunciando i rappresentanti legali di tre società, una di Jesolo e le altre di Murano.
Il trucco consisteva nel sostituire l’etichetta originale «made in China» con un’altra con il marchio dell’azienda e la denominazione «Venezia» e «made in Italy». Le aziende distribuivano poi gli oggetti a prezzi convenenti a negozi del centro di Venezia o di Murano, che, a loro volta, li rivendevano a prezzi scontati (ma neanche tanto scontati...) a turisti ignari del raggiro. Le azienda sotto accusa hanno tentato di difendersi, ma a tradirli sono stati alcuni sacchi della spazzatura all’interno dei quali le Fiamme gialle hanno trovato le etichette «Made in China» rimosse. Nei capannoni, pronti per essere messi sul mercato, un immenso bazar del falso prodotto in vetro a base di bicchieri, murrine, maschere, crocifissi, collane, ciondoli porta borse, pendenti e tutto quanto fa souvenir «originale di Murano». I rappresentanti della società sono stati denunciati per «frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci»: non finiranno in carcere, se la caveranno con una sanzione amministrativa. Una delle tre imprese fuorilegge era dotata addirittura di una fornace e, insieme al prodotto cinese, vendeva anche una piccola quantità di merce di propria produzione: circostanza, quest’ultima, che rendeva ancora più difficile l’individuazione della frode. Benché tutti i prodotti esposti presso i negozi riconducibili alle società muranesi siano stati sequestrati, la Finanza è convinta che il giro dei finto «Murano Glass» sia tutt’altro che debellato. E, per trovarne conferma, basta buttare un occhio nelle vetrine dei negozi e, soprattutto, tra le decine di chioschi acchiappa-turisti disseminati lungo la laguna veneta.
«Noi da tanti anni lavoriamo per tutta l’industria vetraria italiana e conosciamo bene la composizione dei vetri muranesi - dice l’ingegnere Roberto Dall’Igna, della Stazione Sperimentale del Vetro (Ssv) -. Il vetro di Murano originale si riconosce dalla tipica fattura di fabbricazione e dalla composizione chimica. Ma questo non sempre è sufficiente. La qualità e il mercato cambiano: è chiaro che un’azienda cinese che fa un’analisi chimica del vetro di Murano potrà ottenere una composizione simile, sfruttando manodopera a basso costo e materie prime a prezzi ridotti. In quel caso diventa impossibile riuscire a distinguere un falso dal vero». Meglio ripiegare su un bella gondoletta di plastica. In Cina le fanno meglio che a Venezia...

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