Immigrazione, Bossi rilancia «Diritti? Io penso ai nostri»

MESSAGGIO «Elezioni anticipate? Noi vogliamo governare, ma senza i nostri voti si tornerebbe alle urne. Il Parlamento lo sa...»

Immigrazione, Bossi rilancia «Diritti? Io penso ai nostri»

nostro inviato a Ferrara

Il botta e risposta a distanza continua. Gianfranco Fini dai convegni della politica, Umberto Bossi dalle piazze del Nord. Ieri è toccato a Ferrara, la città di Dario Franceschini, tappa intermedia nella traversata dalle sorgenti del Po alla laguna. Sotto il castello degli Estensi il leader leghista ribadisce il verbo padano sugli stranieri: «Fini dice che è un suicidio negare i diritti degli immigrati? Sì, ma a casa loro, dove sono cittadini. Ogni popolo ha il suo territorio, qui sono i nostri che hanno i diritti. Qui nessuno va a dire ad altri di comandare a casa sua. E non sono d’accordo che si dia il diritto di voto agli immigrati».
Nella città di Dario Franceschini, in una piazza circondata da gazebo traboccanti di salami formaggi e ogni bendidio padano, il Senatùr non arretra di un millimetro. «Per fortuna ci ha pensato Maroni a fermare l’invasione - ha detto dal palco - la gente va aiutata a casa sua, non mandata a morire sui canotti in mezzo al mare. Anni fa Tremonti e io avevamo pensato a una legge de-tax: niente tasse sull’1 per cento del reddito e destinare quei soldi al Terzo mondo, a costruire ospedali, case, strade, piccole imprese. La gente va aiutata a casa sua. Quel progetto finì nel nulla, invece bisogna riprenderlo. Oggi anche l’Unione europea dice che è una bella idea, perfino Obama è d’accordo».
Lo scontro tra il ministro delle Riforme e il presidente della Camera resta aperto. «Maroni è stato bravo a bloccare l’ondata perché il nostro Paese non è in grado di smaltire tutta quella gente. Non c’è lavoro, e senza lavoro gli stranieri diventano delinquenti. Sbaglia anche Franceschini, in aula ha fatto un comizio, sembrava il segretario del partito degli immigrati. Fortunatamente la gente segue la Lega».
Ma non c’è soltanto Fini tra gli obiettivi di Bossi. Il leader del Carroccio inquadra anche il Pdl. Lo fa parlando del suo nuovo cavallo di battaglia, i salari territoriali. «Vediamo quali partiti ci seguiranno in questa lotta. I nostri alleati dovranno venirci dietro. La Lega è forte in Parlamento e se la Lega non appoggiasse i grandi progetti non ci sarebbero i voti per andare avanti, e allora sì che si dovrebbe andare a votare. Ma noi non vogliamo tornare alle urne, vogliamo governare per fare le grandi riforme. Qualcuno ci ha consigliato di ripiegare sulla partecipazione agli utili delle imprese: ma non ci vanno bene tante offerte che alla fine non cambiano nulla. Qui al Nord tutto costa di più ed è giusto che gli stipendi ne tengano conto».
L’avvertimento è diretto al ministro da sempre più vicino alle posizioni leghiste, cioè Giulio Tremonti. «Più soldi nelle buste paga e meno allo stato - è la ricetta di Bossi - su questo si dovrà confrontare anche il ministro dell’Economia. Abbiamo aiutato cani e porci, abbiamo dato soldi a chiunque, alle banche, alle imprese, li hanno presi e se li sono tenuti tutti. Gli unici che ci rimettono sono i lavoratori del Nord costretti a vivere con stipendi da fame. I salari vanno legati al costo della vita, ne vedremo delle belle con i grandi difensori dei lavoratori. Il federalismo non è un gioco di parole. Significa stipendi differenziati e anche salvaguardia del dialetto, della nostra lingua storica. È il nostro passato che non vogliamo sia cancellato, è il nostro segno di riconoscimento: se lo perdiamo saremo schiacciati dal potere centralista, che i suoi simboli di riconoscimento li ha, belli forti».
Sistemato Tremonti, Bossi difende invece Berlusconi. «È uno che lavora come un matto. Ha ragione quando invita a diffidare dei giornalisti, a volte fanno solo dei danni. Bisogna prenderli con le molle da qualsiasi parte vengono, se non scrivono un po’ male di noi non prendono lo stipendio. Per esempio, attaccano me e mio figlio Renzo che adesso deve andare via dall’Italia, lo mando a fare l’università in Inghilterra perché qui non lo lasciano vivere. Io non riesco ad andare da solo nemmeno in bagno, figurarsi il presidente del Consiglio. Quante gliene fanno passare con questa storia delle donne. Dietro c’è la mafia, gliel’avevo detto di stare attento che gliel’avrebbero fatta pagare. Poi il resto non lo so, beato lui che è capace... - ironizza il “celodurista” Bossi - vabbè che la chimica è potente. Noi non abbiamo soldi per prendere la chimica, ci arrangiamo come madre natura ci ha fatto. Non faremo diecimila, ma mille sì. E anche qualcosa in più».