Un’intera città ostaggio di trenta anarchici

(...) contro uno di loro, accusato proprio di aver partecipato a quella violenza urbana che definiscono «disobbedienza civile». Loro, no global e anarchici, sono ad esempio liberi di contestare la magistratura, nessuno si indigna, nessuno si mobilita se ad essere attaccati e offesi sono i giudici che devono processare chi ha scelto la via della violenza contro le istituzioni.
Perché in effetti proprio le istituzioni sono finite recentemente nel mirino di questo gruppo tornato di colpo in attività. La «scintilla» che ha innescato il movimento anarchico è stato il sanguinoso respingimento dello sbarco di «pacifisti» nella striscia di Gaza. Da quel momento è stato un crescendo. Prima il lancio di uova piene di vernice rossa contro la sede del comando militare di largo Zecca, con scritte di offese e minacce ai soldati italiani. Poi gli stessi messaggi vergati contro la sede della caserma dei carabinieri della Maddalena. Infine, il tentato assalto alla processione guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, oltre all’aggressione alla pattuglia mista di polizia e alpini presente nel centro storico. In quest’ultimo caso era stato fermato Luca, un trentatreenne senza fissa dimora, di origine milanese, ritenuto responsabile di diversi episodi in questi ultimi giorni, oltreché di aggressioni a esponenti politici del Pdl. Il tribunale doveva decidere se sottoporlo a una qualche forma di sorveglianza speciale. Ma ai suoi compagni non andava bene neppure questo. E così, davanti al palazzo di giustizia, si è formato il presidio non autorizzato di una trentina di anarchici e no global, con tanto di striscioni contro il pacchetto sicurezza del governo e per la liberazione immediata del compagno fermato.
Ovviamente finito il presidio di protesta, i manifestanti non hanno lasciato palazzo di giustizia in buon ordine ma hanno dato vita a un corteo estemporaneo e naturalmente non autorizzato. Provocando ulteriori disagi al traffico nelle principali strade del centro e distribuendo volantini contro «sorveglianze speciali, fogli di via, ordinanze e decreti», si sono diretti verso i vicoli e poi, giunti in piazza Banchi hanno sciolto il gruppetto. Genova è tornata libera quando loro hanno deciso di smettere di fare cioè che a chiunque altro non sarebbe consentito. Nel più totale silenzio delle istituzioni «democratiche».

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