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100 post in 28 giorni: la fabbrica social di Vannacci. Ma è il tallone d’Achille del Generale

Post continui, intelligenza artificiale e attacchi diretti agli avversari: la sovraesposizione di Vannacci sui social punta a dominare il dibattito, ma la corsa all’algoritmo nasconde un’insidia

Imbarazzo Vannacci sul video che fa infuriare i 5S

100 post negli ultimi 28 giorni. Una media di pubblicazione di 3.5 contenuti ogni ventiquattr’ore. Nelle ultime settimane la pagina Facebook di Roberto Vannacci ha innestato la sesta, un fiume in piena di post, reel e grafiche realizzate con l’intelligenza artificiale. Dal lunedì alla domenica, mattina, pomeriggio e sera, è oramai un flusso ininterrotto, tanto che neanche a Ferragosto l’appuntamento con il feed e i follower è saltato. Del resto, come poteva saltare dato che proprio nel giorno più iconico dell’estate, Roberto Vannacci ha lanciato il suo Dizionario illustrato, con i busti dei leader concorrenti vestiti da antichi patrizi romani.

Il primo lemma del dizionario è stato Ossessione, dedicato a Carlo Calenda, poi a stretto giro sono arrivate le voci successive: il 16 agosto è stato il turno di Matteo Renzi con Invidia, il 17 agosto, giusto per non perdere il filo, nel dizionario è comparso Giuseppe Conte al quale è stato associato il termine Inganno, il 18 poi, piccola variante con la dedica velenosa al giornalista Matteo Pucciarelli, e infine ieri, 19 agosto, è stata la volta di Elly Schlein alla quale Vannacci ha associato la voce Incomprensibile. E sono proprio le immagini graficate con l’IA della segretaria del Partito Democratico e del presidente del Movimento 5 Stelle ad aver raccolto, in attesa ovviamente di scoprire i bersagli dei prossimi rilasci, il maggior numero di commenti: 744 sono quelli al momento per la Schlein e 849 i commenti al post su Conte.

Il Dizionario vannacciano però è solo una minima parte di una produzione esagerata, come detto che mentre scriviamo avrà di certo superato il tetto dei 100 post, un presidio che rischia seriamente di finire come le fatiche di Sisifo, anche perché per l’algoritmo non vale l’equazione del quanto più pubblichi, tanto più crescono le interazioni e la copertura dei pubblici. Anzi, sarebbe meglio ridurre la frequenza di pubblicazione, mettere una marcia bassa, perché il baratro in cui è facile cadere e farsi male, pur di rincorre follemente l’audience e vincere la gara del like e delle visualizzazioni con gli avversari, è quello in qualche clamoroso errore.

Per conservare intatta l’attenzione digitale dei follower, per innescare ogni mattina e ogni volta l’hype che poi dirotta il dibattito sulle sue dichiarazioni social, Vannacci corre il rischio di andar in over-comunicazione, di cedere alla sovraesposizione algoritmica, di prendere un inciampo dilapidando così la moneta più preziosa che per una serie di fattori e condizioni si ritrova tra le mani: la credibilità. Adesso, considerato che tra tutti i leader in campo lui è l’ultimo arrivato, aspetto per nulla secondario da quando negli ultimi quindici anni le istituzioni sono diventate facilmente scalabili, l’eccesso di post, che genera unicamente un’audience più frammentata, può rappresentare un infido quanto pericoloso tallone d’Achille del leader di Futuro Nazionale.

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