A 24 ore dalla sentenza sul caso Regeni, il governo conferma la linea della cautela nei rapporti con l’Egitto, senza però arretrare sulla ricerca della verità. La premier Giorgia Meloni rinnova la vicinanza alla famiglia del ricercatore italiano e ribadisce che l’esecutivo, costituitosi parte civile nel processo, è “assolutamente determinato” ad arrivare alla verità. Ma avverte: “Siamo in presenza di una sentenza non ancora passata in giudicato” e, nella ricerca della verità, «abbiamo sempre utilizzato tutti i canali politici e diplomatici con Il Cairo».
La posizione di Palazzo Chigi arriva dopo la decisione del tribunale di Roma, che ha condannato tre dei quattro 007 egiziani imputati per il rapimento di Giulio Regeni, assolvendoli invece dall’accusa di omicidio. Per Meloni, interrompere i rapporti con l’Egitto rischierebbe di allontanare, anziché avvicinare, l’obiettivo di fare luce sulla vicenda.
“Voglio ovviamente rinnovare la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni e alla loro richiesta, che ovviamente è anche la nostra, di verità e giustizia. Ricordo che il Governo italiano è parte civile nel processo e quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità su questa vicenda”. Ma “siamo in presenza di una sentenza non ancora passata in giudicato e quindi tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. Posso dire però che in questa ricerca di verità noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali politici e diplomatici con Il Cairo: ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”. Queste le parole parole della premier che non lasciano dubbi sulle intenzioni del governo: avanti per la ricerca della verità ma cautela sui rapporti con Il Cairo. Anche perché - fanno notare fonti vicini al dossier - un’eventuale chiusura delle relazioni con l’Egitto potrebbe compromettere altri casi ancora aperti, come quello per riportare a casa Nessy Guerra e la figlia.
Una cautela che il vicepremier Antonio Tajani, aveva già espresso con dichiarazioni che lo portano però di nuovo nella bufera. “Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”, sono stavolta le parole del ministro degli Esteri che innescano gli attacchi dell’opposizione.
Frasi giudicate inaccettabili dal centrosinistra, a cominciare da Elly Schlein che critica aspramente il titolare della Farnesina che “ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi”. Perciò, prosegue la segretaria dem, “Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabilità alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito”. Durissimi anche i commenti di Avs, M5s e +Europa.
“Tajani ha perso definitivamente il controllo. Siamo all’indecenza pura e semplice. E’ un ministro che fa vergognare tutta l’Italia e dovrebbe dimettersi”, cannoneggiano Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mentre il Movimento di Giuseppe Conte etichetta quelle del segretario di FI come “dichiarazioni deliranti” e Riccardo Magi di affermazioni che “fanno rabbrividire e trapelano un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo”.
Un fuoco di fila che Tajani respinge però al mittente dicendosi “stupito dalle polemiche” perché “non ho fatto altro che fotografare la sentenza. Ho detto che bisogna andare avanti, ma agire con discrezione non significa non agire”. “Vale più l’azione diplomatica che il clamore - rimarca quindi il vicepremier - noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità”.
L’obiettivo perciò è quello di “scoprire chi sono gli assassini di Regeni “, ribadisce prima di ricordare che “con la stessa attività diplomatica silenziosa siamo riusciti a riportare in Italia Zaki e con lo stesso impegno stiamo lavorando per riportare a casa Nessy Guerra”.
