Una candidatura civica o meglio ibrida tra il civico e il politico per dirla con le parole del professore. Milano in Circolo, LaNostraMilano e I Repubblicani sono tre associazioni civiche che hanno sempre fiancheggiato sul territorio il governo di centrodestra e oggi lanciano la candidatura di Stefano Zecchi, già assessore alla Cultura nella seconda giunta Albertini, ex professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi . Milano la conosce come le sue tasche, anche se si definisce «bipolare», ovvero in continuo viaggio tra Milano e Venezia dove ha seduto per 15 anni nei banchi del consiglio comunale. Ma si è occupato a lungo delle istituzioni culturali milanesi: l’ultima esperienza il consiglio di amministrazione della Triennale e prima nel consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro, presidente dell’Accademia di Belle arti di Brera, membro del consiglio dell’Istituto per la programmazione scientifica e culturale della Regione Lombardia.
In sostanza si è messo a disposizione come candidato sindaco civico su richiesta delle tre associazioni (guidate rispettivamente da Adriana Pozzi, Andrea del Corno e Marco Reguzzoni) in un ticket imprescindibile con Gabriele Albertini. «Questa è la condizione che ho posto» spiega Zecchi. Conferma la sua disponibilità l’ex sindaco Albertini, anche se «credo che il candidato sarà Perego di Cremnago». Già nel 2021 Albertini aveva messo a disposizione la sua esperienza e la sua competenza a vantaggio di Milano, proprio come figura operativa di vicesindaco, ma il progetto era poi tramontato.
L’avvocato Andrea Del Corno, dell’associazione Milano in Circolo, spiega il senso del lancio di questa candidatura che spariglia un po’ le carte nel centrodestra alle prese con il tentativo di trovare una sintesi tra Matteo Perego di Cremnago lanciato da Forza Italia, Silvia Sardone, candidata della Lega e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Chiaramente se questa «offerta che vogliamo fare alle politica», come la definisce Zecchi, fosse di intralcio alla soluzione di sintesi del centrodestra, il professore sarebbe pronto a fare un passo indietro, anzi due o tre. «La mia è solo un’offerta» si schernisce, rispondendo alla domanda che continua a echeggiare da più parti: «Si può fare qualcosa per questa città»? diventata secondo Zecchi appunto un’Expo permanente che non tiene conto della vita reale: dal dramma della casa all’urbanistica, passando per la sicurezza e la mobilità».
«Questa candidatura - assicura - potrebbe essere una novità interessante per Milano». Da un lato o dall’altro «è la voglia di dare una smossa e di proporre gente che sarebbe in grado di amministrare la città bene» spiegano le associazioni. «Notiamo un momento di stallo, quello che sta emergendo è il desiderio di dare voce alla parte civica della città» spiega Del Corno. Pensate che sia un momento particolarmente complicato per la i milanesi? «Sicuramente è una città che ha bisogno di essere riaperta e rilanciata e questo potrebbe essere fatto grazie all’esperienza di chi ai tempi ha saputo rinnovare Milano, tanto che io ritengo personalmente questa città sia ancora questa l’eco dei progetti di allora». Tradotto: i progetti firmati Gabriele Albertini.
Sono già quattro o cinque i punti cruciali di un possibile programma: sicurezza, mobilità, casa, permanenza dei giovani, ovvero di chi vuole rimanere a Milano ma non riesce a investire, a viverci. «Questa città non consente un progetto di vita in maniera serena» spiega Del Corno. Così occorre avere una visione della città più ampia che preveda un sistema di integrazione con tutto l’hinterland. E poi «c’è il tema delle periferie che è gigantesco. Pensiamo - continua Del Corno - che questa città debba crescere nella sua capacità di offerta di bellezza, di fruibilità al di là dell’aspetto lavorativo puro».
