Se la battaglia anti euro ci dà una mano

Questa battaglia anti euro sta dando buoni frutti e non solo demagogia elettorale

Non so se uscire dall'euro sia la cosa buona e giusta da fare, sono incompetente in materia quasi quanto i suoi devoti e i suoi nemici. Ma so che questa battaglia anti euro sta dando buoni frutti e non solo demagogia elettorale.

In primo luogo entra finalmente in campo, anche tra i governanti e gli economisti, l'effetto reale dell'unione monetaria sui popoli e sulla vita quotidiana dei cittadini e non solo sui bilanci e sugli assetti finanziari. Senza questo forte impulso anti euro probabilmente non ci sarebbe il cambio d'agenda europea, almeno annunciato, dall'austerità al rilancio. Oltre ai tetti di spesa si deve pensare alle case, dove vivono le famiglie. Senza la battaglia anti euro sarebbe stato forse impensabile l'annuncio del governatore della Bce Draghi di immettere mille miliardi per riassestare la situazione e correggere la deflazione, prendendo in seria considerazione l'ipotesi (prima ventilata da Berlusconi, subito spernacchiato) di stampare moneta, pilotando l'inflazione.

Ma è un bene soprattutto che l'euro discenda da Dogma di Fede a esperienza da valutare, paragonando danni e vantaggi rispetto alle monete precedenti o all'ipotesi di una doppia moneta. Passiamo dall'eurolatria all'euristica, ossia la ricerca aperta di migliori soluzioni. Intanto l'euro diventa tema da bar, come se fosse una schedina o un gratta-e-vinci, creando tifoserie da derby ed economisti da caffè. La gente al bancone non ti chiede più se vuoi zucchero ma se vuoi l'euro oppure no. È finito il tempo della dolcezza.

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