L'Imu ha le ore contate: "Via anche per le imprese"

La promessa del ministro Saccomanni arriva nel giorno dei dati catastrofici sul mercato delle case: compravendite calate del 23% anche per colpa dell'imposta

L'Imu ha le ore contate: "Via anche per le imprese"

Milano - Il mattone, bene rifugio di generazioni di italiani, sta crollando come un castello di carte, sotto i colpi della crisi e soprattutto dell'Imu. Per la casa il 2012 è stato l'annus horribilis: con 150mila compravendite in meno rispetto a un anno prima, il mercato immobiliare ha fatto segnare infatti il peggior risultato dal 1985. Nelle otto principali città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze) il calo delle compravendite è stato del 22,4% con un valore di scambio stimato di circa 19,5 miliardi, ovvero 5,7 in meno rispetto al 2011. Non solo: anche i prezzi continuano a crollare, così come gli affitti. Il panorama allarmante emerge dal rapporto immobiliare sul mercato residenziale nel 2012 realizzato dall'Agenzia delle Entrate in collaborazione con l'Abi e viene confermato anche dal sondaggio della Banca d'Italia sul primo trimestre di quest'anno.
Ma i segnali erano evidenti già da tempo: così come è apparso chiaro da subito l'effetto devastante della famigerata imposta sulla casa, inventata dal governo Monti per esigenze di cassa, senza tenere conto della crisi che già aveva colpito il settore, e che ha contribuito a deprimerlo enormemente. Come se già non bastassero la crisi mondiale e il giro di vite delle banche sui mutui, ormai sogno impossibile per buona parte degli italiani. Non a caso, l'Imu - anzi, la sua abolizione - è stata la protagonista della campagna elettorale: e ora lo sforzo del governo sta andando in questa direzione, per la prima casa e non solo. «È in esame tutta una serie di cose, rispetto all'idea iniziale di coprire solo la prima casa. Adesso vedremo quello che è possibile fare», ha detto da Bruxelles il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, confermando che è allo studio del governo una possibile esenzione o sospensione dei pagamenti dell'imposta anche per le imprese. Un'apertura alle pressanti sollecitazioni del mondo imprenditoriale e di quello agricolo: lo slittamento dell'imposta sui capannoni e sugli immobili (e forse terreni) agricoli darebbe infatti da subito una boccata d'ossigeno all'economia. Per lo Stato non avrebbe costi, anche se richiederà un anticipo di cassa in favore dei Comuni.
Ma c'è chi rema contro: sono i sindaci dei Comuni in profondo rosso, che sul gettito della supertassa contavano per riempire i buchi dei loro bilanci. Il capofila è Giuliano Pisapia, il primo cittadino di Milano, alle prese con una voragine nei conti di oltre 400 milioni, destinata ovviamente ad allargarsi se l'Imu dovesse anche solo essere sospesa.
Quindi, il sindaco milanese non ammette ragioni: e non intende accontentarsi della richiesta fatta dal presidente dell'Anci - cioè di tutti i Comuni, compreso il suo - di sospendere l'Imu a fronte di un anticipo di cassa da parte del governo: «È il minimo e non basta - afferma perentoriamente - se non ci sono altri interventi i Comuni saranno strangolati, e questo significa soprattutto strangolare i cittadini. Non possiamo permetterlo». E invoca «una grande ribellione civile e civica che unisca tutti gli enti locali». Segue avvertimento: la difficoltà dei conti dei Comuni, compreso Palazzo Marino, potrebbe comportare un aumento della tassazione locale, ad esempio intervenendo sull'addizionale Irpef. Per chiudere il bilancio infatti «potremmo dover intervenire in quella direzione e questo ci fa male», conclude Pisapia.

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