Problemi formali oggi al Senato durante la seduta per il voto del decreto sulle accise approvato la scorsa settimana dal governo, che prevede la proroga dello sconto fino al 3 luglio. Alle 10.48 la seduta viene sospesa dal presidente di turno, Licia Ronzulli, perché i senatori presenti in Aula da parte della maggioranza sono pochi e non raggiungono il numero legale.
La seduta sospesa e i lavori aggiornati alle 11, quando si ripete lo stesso problema: ancora non c’è un numero di parlamentari sufficiente per procedere. Il presidente aggiorna la seduta alle 11.20 e, ancora una volta, dopo la conta manca il numero legale. Al quarto tentativo, posticipato alle 11.50 e con seduta presieduta da Ignazio La Russa, viene raggiunto il numero legale e si arriva alla votazione: il presidente ha messo ai voti gli emendamenti al decreto che proroga il taglio delle Accise sui carburanti e la seduta si è potuta avviare regolarmente. I rinvii sono stati l’occasione per i parlamentari di opposizione di imbastire l’ennesima polemica. “La maggioranza non sta più in piedi, ormai i lavori parlamentari procedono alla cieca. Sul decreto carburanti, ennesimo decreto inutile che però riguarda il costo dei carburanti che pesa sulle tasche delle famiglie italiane, è mancato per ben tre volte stamattina al Senato il numero legale ed è dovuto intervenire il presidente La Russa in persona per richiamare all'ordine i senatori del centrodestra allo sbando”, ha attaccato il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd.
Non è la prima volta che accadono situazioni simili, sono successe anche nelle scorse legislature. Ipotizzare che la maggioranza non stia in piedi per un disguido simile appare pretestuoso da parte della sinistra, che spera di trovare ogni giorno argomenti validi per invocare la fine del governo Meloni.
Eppure, se si andasse a elezioni anticipate, dati alla mano, difficilmente riuscirebbero a ottenere il mandato di governo. O, forse, più probabilmente sperano di ricevere il mandato per un governo di transizione per il restante anno di legislatura, ottenendo per l’ennesima volta Palazzo Chigi senza vincere le elezioni.